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25 marzo azione Europea per la Grecia

Grecia :la prima colonia dell’Unione Europea.Chi sara` il prossimo?

La Grecia deve dichiarare bancarrotta se vuole democrazia”. Pochi giorni fa, Wolfgang Schäuble(il ministro della finanza tedesco) con queste parole ha rivelato il modello politico che sta dominando in Europa.Il ricatto e` stato posto chiaramente questa volta senza nessun tipo di esitazione.Il nuovo piano che “salvera`” il paese per la seconda volta negli ultimi due anni e` basato propio su questa affermazione. La Troika(UE,ECB,FMI) insieme al governo non eletto e al prezioso appoggio dei media piu` importanti,hanno minacciato per la seconda volta tutto il popolo Greco.

Elezioni non ci saranno fino a che non saranno loro a deciderle…

Da qui in poi,il risanamento del debito e` una priorita` nei confronti degli altri obblighi dello stato (salari, pensioni,sicurezza sociale). Indipendentemente dal costo sociale,le banche devono essere ripagate.Se necessario ,qualsiasi sovranita` popolare verra` demolita.

Questo nuovo pacchetto austerity e` stato votato pochi giorni fa dai 2/3 del Parlamento Greco mentre su tutto il paese centinaia di migliaia di persone dichiaravano che non avrebbero accettato questo riccatto.Molti di noi semplicemente perche` non hanno altra scelta.Nello stesso momento abbiamo questo a tutto il popolo europeo di unirsi a noi e alla nostra causa.Chiunque sente che prima o dopo una tragedia Greca potrebbe bussare la propia porta,chiunque sente che la vera ragione per tutto questo e` il principio del “profitto senza scrupoli”.

Il nuovo pacchetto colpisce una Grecia gia` gravemente ferita:

-Gia`la decrescita del reddito negli ultimi 2 anni e` la piu` grande mai vista in un paese occidentale in un periodo di tempo cosi` piccolo.

-Gia` il 30% della popolazione vive sotto l’indice di poverta`

-Gia` piu` di 1 milione di persone sono disoccupate su un totale di 12 milioni

-Gia` 25.000 senzatetto si trovano nelle strade di Atene e molte organizzazioni non governative parlano di una crisi umanitaria.

Adesso in piu`

-Verraridotto del 22% il salario minimo

-Verraridotta del 22% la pensione minima

-Verraridotta del 22% l’indennita` di disoccupazione

-Verranno abolti gli accordi collettivi

-Verranno licenziati 150.000 impiegati pubblici fino al 2015

-Verra` abbattuto cio che rimane del welfare state e verra` venduta gran parte della propieta` statale per un ammontare di 50 miliardi di euro

Nonostante cio`, il debito Greco diventa sempre piu` alto(120%nel 2009,170% nel 2012).La medicina molto presto uccidera` il paziente…

Questi pacchetti austerity verranno nel futuro “esportati” ad altri paesi. Certi di questi lo ammettono, altri cercano di guadagnare tempo…Che la nostra risposta a questa pazzia sia la forza dell’unione e della solidarieta`!

La lotta del popolo Greco e` una lotta per la democrazia e la giustizia sociale contro l’oligarchia finanziale.

La mobilitazione di solidarieta` alla Grecia del 18 Febbraio ci ha dato la forza e la speranza per continuare.

Il 25 Marzo(giorno dell’inizio della guerra di indipendenza greca),facciamo una chiamata per una Giornata di Azione Europea(manifestare-mobilitarsi-discutere)contro il futuro che loro stanno preparando per noi e per le prossime generazioni.

La piazza Sintagma di Atene e il resto delle piazze principali Europee diventeranno il nostro campo di battaglia per una vera democrazia subito!

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Sciopero generale in Val Susa

SIAMO  TUTTI  NO TAV  : 23 MARZO, SCIOPERO GENERALE IN VAL SUSA

 

Un’altra giornata di lotta NO TAV su tutto il territorio nazionale , che si impone all’attenzione delle prime pagine di giornali e tv e che mette alla frusta l’odioso “ perché SI” ribadito anche dal governo Monti, le cui decisioni sulla repressione e sugli espropri hanno fatto diventare la TAV in Val di Susa  “ una questione nazionale”.

Da Bussoleno a Roma,Milano, Perugina,Cagliari, Trento, Pesaro , nelle manifestazioni si è levato un solo grido “ SIAMO TUTTI NO TAV, LIBERI TUTTI “. Respingendo così al mittente le minacce persecutorie, gli abusi deformativi dei grandi media, i luoghi comuni sui partecipi di questo movimento, non capendo e/o non volendo capire la portata di questa mobilitazione, che simboleggia la riscossa dal basso dei “ governati contro l’abuso dei governanti”, la sfida tra Davide e Golia.

 

Questa barricata solidale , riparte con un mese di campagna per giungere allo SCIOPERO GENERALE DELLA VAL SUSA IL 23 MARZO .

Un impegno che la Confederazione  Cobas fa suo, attivandosi fin da subito per la sua riuscita e allargamento tra i lavoratori dipendenti e le altre categorie sociali.

 

La battaglia NO TAV sta assumendo  la funzione di collante delle diverse anime nel movimento, protese all’agire insieme contro i diktat governativi che in forma autoritaria e con la formula  “dell’emergenza-crisi”, intervengo in ogni segmento della società, a partire dalla sopraffazione dei diritti dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, dei beni comuni.

Questa battaglia ha già conquistato la dimensione nazionale – praticamente in ogni città piccola e grande , ci sono ripetute manifestazioni e si sta formando il blocco sociale che sostiene la NO TAV-

ora si tratta di farla partecipare in campo europeo.

 

Già ieri a Parigi, Londra, Madrid , ci sono state le prime avvisaglie non iniziative varie.

 

A Marsiglia , dal 14 al 17 marzo, si terrà il FAME ( Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua) , una importante occasione per il movimento NO TAV – partecipando al meeting e alla grande manifestazione del 17 marzo , presenti  le delegazioni europee e mondiali – di sollecitare attenzione, partecipazione e coordinamento  contro la TAV/corridoio UE da Lisbona a Kiev , che viene spacciata di “ interesse strategico europeo” , quando invece è lo snodo affaristico- politico che lega i potentati europei.

 

“  CI SONO GIORNI CHE VALGONO ANNI “ , quelli presenti  contro la TAV  assumono una formidabile rispondenza a questo antico detto , suscitato alla vigilia di grandi sommovimenti e cambiamenti.

 

Roma  4marzo 2012                                             Confederazione  Cobas

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Riassediamo la Regione

madridPer tre giorni abbiamo messo sotto “assedio” il Palazzo della Regione Campania a S. Lucia, nel
nome del diritto al dissenso, del no ai tagli su trasporti, ambiente e sanità, della lotta alla precarietà,
del diritto al reddito e al lavoro.

La risposta delle istituzioni è stata quella di blindare il palazzo ed istituire una zona rossa presidiata
di centinaia di celerini per tenere lontani i movimenti e i cittadini che tuttavia per tre giorni hanno
continuato a presidiare un potere sempre più rinchiuso nel suo fortino ed aggrappato alle sue
poltrone, incapace di dare risposte concrete di fronte ad una crisi che ci nega il futuro.
La risposta delle opposizioni quella di un penoso silenzio che diventa complicità.

Non abbiate paura abbiamo appena iniziato

VENERDI’ 2 MARZO ORE 10
SAREMO DI NUOVO SOTTO LA REGIONE A PRETENDERE RISPOSTE

VENERDI’ 2 MARZO ORE 16 ASSEMBLEA PUBBLICA PER CONTINUARE L’ASSEDIO ED
ESTENDERE LA MOBILITAZIONE

Basta con le politiche di sacrifici e veleni del Governo Monti e della giunta
Caldoro

ABBIAMO GIA’ DATO E’ ORA DI RIPRENDERCI TUTTO




interventi speciali per l’occupazione e contro i licenziamenti,
un reddito/salario sociale per precari e disoccupati,
un piano rifiuti senza discariche ed inceneritori,
Il ritiro dei tagli alla sanità, ai trasporti, alla formazione ed alle politiche
sociali
• Un tavolo permanente di confronto con le realtà sociali attive di questo
territorio

COORDINAMENTO REGIONALE PER L’OPPOSIZIONE SOCIALE

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Manifestazione Fiom

La crisi economica e finanziaria che ha sconvolto le società occidentali sta presentando un conto
pesantissimo per le lavoratrici, i lavoratori e i giovani nel nostro paese. Il bilancio drammatico dei
suicidi dati dalla disperazione per la mancanza di speranza sul futuro dovrebbero allarmare chi nel
corso degli ultimi due anni ha inforcato gli occhiali dell’eccezionalità che, con qualche azione
tecnica, avrebbe nel giro di poco riattivato la crescita o se non altro almeno attenuato gli effetti del
calo produttivo e dei consumi.
Il nuovo anno invece si è aperto con novità che non fanno ben sperare: le migliaia di esuberi
dichiarati da Fincantieri, la mancanza di un piano industriale per la Fiat, la chiusura di uno
stabilimento dell’Alcoa con cinquecento occupati a cui bisogna aggiungere l’indotto, solo per citare
alcuni casi eclatanti.
Inoltre, moltissime aziende hanno esaurito o stanno esaurendo gli ammortizzatori sociali con
conseguenze di proporzioni ad oggi non quantificabili sull’occupazione. Il 2012 rischia di essere un
anno nel segno dei licenziamenti. La crisi sta presentando un conto sociale pesante: chi un lavoro
ce l’ha rischia di vederselo tolto e chi non lo ha, ha poche possibilità per trovarlo. Per anni ci è stato
spiegato che il mercato avrebbe perseguito il bene comune, come la «Dea bendata» della giustizia
avrebbe di per sé ribilanciato i piatti della distribuzione del profitto, invece il 10 per cento del paese
detiene quasi il 50 per cento delle ricchezze. Quello che stupisce è che questo non desti nessuno
scandalo, anzi. L’opera di rimozione delle cause della crisi rende la crisi stessa un fenomeno
straordinario ma naturale come uno tsunami che arriva imprevedibile, devasta e lascia dietro di sé
macerie senza alcuna possibilità di intervenire per eliminare le cause che lo hanno scatenato.
Forse l’unico sentimento che si riesce a provare per chi un lavoro lo perde o non riesce a trovarlo è
un po di compassione proprio come verso le persone che hanno subito una calamità. Non può
essere questa la lettura, perché così si è passati dall’incertezza del futuro alla paura del domani.
Pensate a chi in una ristrutturazione aziendale avendo la possibilità di accedere alla mobilità
volontaria incentivata si è fatto due conti e con la copertura degli ammortizzatori sociali si sarebbe
agganciato alla pensione e poi si è trovato con l’allungamento dell’età pensionabile. Pensate a un
ragazzo che dopo anni di precariato rischia di trovarsi con la cancellazione dell’articolo 18, oppure
a un migrante che oltre a pagare come tutti i tagli alla spesa sociale si vede aumentare la tassa di
soggiorno in un clima crescente di intolleranza xenofoba e di violenza. Questi elementi sono o non
sono costi della crisi? E in quale bilancio si iscrivono se l’unico parametro è lo spread che
comunque continua ad essere alto per via delle speculazioni finanziarie. È l’ineluttabilità degli
eventi o invece si possono mettere in moto politiche che ridiano una spinta all’economia reale
senza che si barattino per questa via i diritti?
Quando da soli gli operai della Fiat di Pomigliano spiegavano che quello che lì stava accadendo
non era l’eccezione ma la riscrittura delle regole la reazione è stata «sono quelli estremisti della
Fiom Cgil». Oggi che il «modello Marchionne» si è esteso a tutti gli ottantamila lavoratori Fiat e
contamina tutto il sistema delle relazioni industriali del nostro paese nessuno ne assume la gravità.
Il silenzio assordante che ai primi di gennaio ha avvolto la cacciata delle Rsu della Fiom dagli
stabilimenti Fiat dice dell’incapacità ancora oggi di capire quello che sta accadendo.
È diventato normale che le imprese possano scegliersi il sindacato? No, chiedo? È normale che si
chiuda l’Irisbus e che l’Italia subisca un procedimento di infrazione dall’Europa perché non ha una
mobilità sostenibile? E ancora, è normale che i lavoratori iscritti alla Fiom Cgil non siano reintegrati
al lavoro alla Fiat di Pomigliano? È normale che di fatto, nel caso ci fossero nuovi assunti in Fiat,
abbiano un salario inferiore ai vecchi assunti? Questi sono problemi della Fiom Cgil o del governo
e più in generale del paese? Aggiungo che l’uso spropositato dell’istituto del lavoro straordinario, la
riduzione delle pause, la totale flessibilità dell’orario di lavoro impediscono nuova occupazione e
riducono la vita delle persone che lavorano a un mero fattore competitivo su cui si scarica
l’incapacità di innovazione e programmazione.
Noi non accettiamo lo scambio diritti-lavoro. Anche perché non è più lavoro quello che viene
offerto, e inoltre per essere precisi nel «caso Fiat» non c’è neanche il lavoro visto che sono stati
chiusi Termini Imerese e Avellino. Il «famoso» piano industriale non lo conosce nessuno e tutte le
notizie che rimbalzano dai giornali americani ci dicono che il centro si sta spostando negli Stati
Uniti. Dove va il paese e dove va l’Europa se il lavoro è un oggetto e non persone? La tendenza
aperta dalla Fiat e che si sta facendo strada anche in altri settori è che si possono fare profitti
senza che ci siano ricadute positive sociali, altro che la redistribuzione. Ma addirittura con la
divisione globale del lavoro assistiamo al fatto che non è assolutamente conseguente alla crescita
della capacità produttiva l’aumento dell’occupazione e dei diritti.
L’obiettivo che le controparti stanno perseguendo è molto chiaro: o il sindacato diventa complice
oppure è fuori. In questo, voglio essere chiaro, la Fiom Cgil è oggetto di un attacco violentissimo
per la sola ragione che non è diventato un sindacato di comodo. Noi rifiutiamo l’idea che il compito
del sindacato è firmare testi che scrivono altri e poi convincere i lavoratori che non c’era null’altro
da fare. Ed è per questa ragione che l’antidoto alla completa subalternità dei lavoratori è la
democrazia. Una testa un voto. Liberi di poter decidere, non la Fiom Cgil ma i lavoratori che quelle
condizioni di lavoro affrontano ogni giorno nella loro postazione.
È per questa ragione che abbiamo fatto nostra la scelta dei lavoratori della Fiat di raccogliere le
firme per indire un referendum abrogativo che bocci il testo sottoscritto dalle altre organizzazioni
sindacali. Chi vuole la Fiom Cgil fuori dagli stabilimenti deve sapere che metteremo in moto tutta le
nostre forze sindacali e legali per riconquistare il diritto costituzionale dei lavoratori a potersi
organizzare e a poter decidere. Sappiamo che non è semplice, anzi. Sappiamo che dopo la scelta
della Federmeccanica di raggiungere l’ennesimo accordo separato che recepisce la possibilità di
poter derogare al contratto nazionale e, con l’articolo 8 del decreto del governo Berlusconi, di poter
addirittura derogare alle leggi, la strada da percorrere è difficile e non riguarda solo i
metalmeccanici.
Per uscire dal ricatto abbiamo bisogno di un movimento più ampio che offra un nuovo punto di
vista generale. Ed è proprio per proporre un punto di vista generale che da tempo discutiamo fuori
e dentro la Fiom Cgil di come affrontare il problema dell’inoccupazione, della precarietà e della
condizione degli studenti, che abbiamo deciso di introdurre il reddito di cittadinanza insieme
all’estensione dell’articolo 18 come uno dei punti qualificanti della nostra piattaforma con cui
scenderemo in piazza l’11 di febbraio. Una piattaforma che chiede il sostegno di chi con noi vuole
fare del lavoro, dell’ambiente, della formazione, del welfare e della legalità un bene comune.
La manifestazione che attraverserà le strade di Roma è il tentativo di non lasciare solo nessuno,
perché la crisi innanzitutto produce disperazione e solitudine. Senza le manifestazioni pacifiche e
democratiche c’è l’imbarbarimento. Ne sono un esempio gli omicidi dei migranti negli ultimi mesi.
Pensiamo che possa esserci una grande manifestazione di massa a Roma, in cui i metalmeccanici
sfileranno insieme a chi pretende di avere un futuro che non può fare a meno dei diritti e della
democrazia.

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Presidio di Solidarietà No Tav

solidarietà ai compagn* della No tav e a tutta la valle che resiste. Oggi alla 19.00 presidio c\o il cinema Capitol di Salerno.

sara dura.

All’alba del 26 Gennaio le case di 52 persone in tutta Italia vengono perquisite. Una quarantina sono gli arresti e i colpiti da altre misure restrittive.
L’accusa è quella di aver partecipato agli scontri avvenuti il 27 Gennaio e il 3 Luglio a Chiomonte, in Val Susa, quando migliaia di persone hanno cercato di difendere e di occupare successivamente l’area destinata ai cantieri per la costruzione della linea per i treni ad alta velocità.
A Napoli è stata perquisita, per l’ennesima volta negli ultimi mesi , l’ex abitazione di Alessio, destinatario di uno dei provvedimenti di custodia cautelare, e lo spazio anarchico 76A dove è stato sequestrato materiale comunemente usato in qualsiasi officina, e il qualsiasi palestra o teatro.
Contro l’occupazione militare che ha infestato la valle c’erano i suoi abitanti e altri solidali provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Non c’erano i “professionisti della violenza” creati ad arte dai media, ne truppe di terroristi internazionali, ma un aggregazione di individui uniti nella resistenza all’ennesimo sopruso di uno stato che attacca brutalmente qualunque forma di contrapposizione.
Ci opponiamo fortemente alla costruzione della TAV, in quanto in un paese dove non si investe sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, non abbiamo bisogno di costruire opere inutili, deturpare territori, ed espropriare abitanti delle proprie terre, per il solo scopo di far guadagnare soldi a mafie e speculatori. Dalla vertenza NOTAV viene messo in discussione l’intero sistema dominante, le cui contraddizioni più forti sono la negazione dei diritti e l’incremento dei profitti per pochi.
Una ferrovia in Val Susa già esiste ed è sottoutilizzata, in un anno trasporta metà delle merci che potrebbero essere trasportate. Che fine hanno fatto i 600/700 miliardi di lire stanziati anni fa per migliorarla?
La nostra solidarietà va con i compagni della Val Susa, e con tutti quelli colpiti dalla repressione perché impegnati nelle lotte sociali.

LIBERTA’ PER TUTTI/E
LE LOTTE SOCIALI NON SI PROCESSANO!!!

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Assemblea Pubblica per salvare la Manifattura

NO alle case per i ricchi!
SI al lavoro
SI all’edilizia popolare!

MANIFATTURA ALLA CITTA’

La Manifattura Tabacchi, che da sempre ha rappresentato la maggiore realtà lavorativa della città di Cava, viene ora svenduta per far posto ad alloggi-dormitori che potranno essere acquistati soltanto dai ricchi.

Tale progetto di colonizzazione del territorio da parte della cricca Maccaferri-Montezemolo (proprietari del gruppo “Sigaro Toscano”) con l’avallo dell’amministrazione locale, non può e non deve rappresentare il futuro della nostra città.

Inoltre, ci sono molte zone d’ombra intorno al progetto di Casamonti, tutt’ora indagato per speculazioni fatte su grandi opere (a Firenze e per gli appali sul G8).

Un’amministrazione che permette la svendita del patrimonio economico e culturale della propria città, che dà case ai ricchi e non incentiva possibilità lavorative durature, è un’amministrazione che non merita di governare il nostro territorio e che va mandata a casa immediatamente!

JATEVENNE!

MARTEDI 31 GENNAIO. ORE 18. ASSEMBLEA PUBBLICA.

presso ex mercato coperto – capolinea CSTP

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15 febbraio: Assediamo la Regione Campania

madrid Riprendiamoci tutto ciò che ci spetta!

I movimenti sociali e le realtà di base di Napoli e della Campania che, in maniera indipendente da istituzioni
e partiti politici, in questi anni hanno lottato per il diritto al lavoro e ad un reddito garantito contro la
precarietà, per l’estensione delle politiche sociali contro la privatizzazione dei servizi, per la difesa della
salute e dell’ambiente attraverso le bonifiche ed un piano rifiuti senza discariche ed inceneritori, per la libera
circolazione dei migranti, contro il razzismo ed il fascismo, per il diritto allo studio e ad una formazione
pubblica, fanno appello all’unità ed alla costruzione di un fronte ampio per opporsi alle politiche di austerity e
sacrifici. Queste politiche stanno rendendo impossibile la vita alla stragrande maggioranza della popolazione
per salvare le banche ed i profitti delle multinazionali. Il governo Monti forte di un consenso parlamentare
trasversale alle forse politiche e congiuntamente alle istituzioni internazionali (BCE, FMI…), sta utilizzando
il debito pubblico come strumento emergenziale per accellerare il percorso di deregolamentazione del lavoro e
smantellamento dei servizi avviato negli ultimi 20 anni.

In questa crisi internazionale che palesa i limiti storici del sistema economico dominante, alimenta le guerra e
l’odio tra i popoli, mette seriamente in discussione il futuro stesso del pianeta, diventa indispensabile reagire
unitariamente e globalmente come stanno facendo i movimenti sociali in tutto il mondo.

Anche qui nella martoriata campania, con i suoi tristi primati di licenziamenti, disoccupazione, lavoro
precario e nero, aumenti delle locazioni, insufficienza di servizi, avvelenamento ambientale, crediamo sia
venuto il momento di impegnarsi nella costruzione di una nuova stagione di opposizione e conflitto, plurale
ed ampia, a partire dal protagonismo dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli studenti, dei migranti,
dei pensionati e di quanti subiscono la crisi, per assediare i palazzi del potere e conquistare insieme, dal basso,
nuovi diritti a partire da quello ad un’esistenza dignitosa per tutti.
Unire le singole vertenze e le diverse lotte, in maniera indipendente ed autonoma è l’unica strada che possiamo
e vogliamo esplorare per invertire la rotta e riprenderci tutto ciò che ci spetta.

Costruiamo l’opposizione sociale contro i sacrifici e la precarietà

Il Governo Monti, applaudito da tutti i partiti come il salvatore dell’economia nazionale, sta dimostrando anche
ai ciechi di essere un “perfetto” governo politico (altro che tecnico) il cui compito è portare avanti le ricette
volute dalla classe padronale per salvaguardare i propri interessi e profitti e tentare di uscire dalla crisi di cui
sono gli unici responsabili.

Dopo aver varato una manovra finanziaria di lacrime e sangue che a colpi di ICI, aumenti di IVA, di tasse e
prezzi e gli ulteriori tagli alle spese sociali impoverirà ancor di più lavoratori, pensionati, precari che già oggi
faticano ad arrivare alla fine del mese; dopo aver aumentato l’età pensionabile costringendo chi un lavoro
ancora ce l’ha a lavorare di più e più a lungo, lasciando senza tutele i tanti licenziati e cassintegrati e senza
possibilità di un lavoro le centinaia di migliaia di disoccupati; oggi il governo dei “tecnici” si appresta a varare
il provvedimento per favorire la cosiddetta crescita che altro non è che la famigerata riforma del mercato del
lavoro. In altre parole, crescita sì ma dello sfruttamento e della precarizzazione di tutto il lavoro.

Senza, questa volta, nemmeno le finte lacrime, il Ministro Fornero e Monti hanno detto in modo chiaro e netto
che è tempo di passare alla brutale cancellazione dei lacci e lacciuoli imposti alle imprese dalle lotte operaie
di qualche decennio fa: libertà di licenziamento come padrone vuole con l’abolizione anche dell’art. 18,
smantellamento del contratto nazionale come difesa collettiva ed estensione a tutti del modello Marchionne,
ulteriore disciplinamento dei sindacati e repressione della lotta e della capacità organizzativa dei lavoratori,
riduzione degli ammortizzatori sociali a partire dalla riforma di cassa integrazione e mobilità.

In sostanza il governo sta utilizzando la crisi per demolire diritti e privatizzare i servizi pubblici essenziali
come la scuola, l’università, i trasporti, la sanità mentre continua a spendere miliardi per gli armamenti, per
finanziare le banche e le grandi opere inutili!

In Campania questa politica di lacrime e sangue è ormai da molti mesi messa in atto dalla giunta Caldoro, in
perfetta sintonia con quelle che sono le direttive degli ultimi governi. La ricaduta di tutto ciò è l’aumento del
numero di famiglie che riesce a sopravvivere solo grazie alla carità. Trincerandosi dietro il patto di stabilità
la regione ha effettuato tagli senza precedenti ai servizi sociali, ha cancellato anche il reddito di cittadinanza
che per quanto misero e familistico, consentiva ad alcune migliaia di famiglie un po’ di reddito mensile ed è

direttamente responsabile del mancato pagamento di stipendi e della crisi di tante aziende pubbliche campane.
Come se non bastasse nulla ha messo in campo per dare risposte occupazionali all’enorme platea di disoccupati
e di lavoratori espulsi dalla produzione scegliendo, invece, di rispondere solo sul piano della repressione e
della negazione di qualsiasi confronto.

Eppure l’elenco delle situazioni di crisi presenti in Campania è allarmante: dagli operatori sociali da mesi
senza stipendio e senza alcuna prospettiva per il futuro, al settore dei trasporti (Sepsa, Circumvesuviana,
Metrocampania Nord-Est, Eav Bus, Anm, Ctp, Air) a rischio esuberi; dalle partecipate S.I.S, Astir, Arpac
Multi servizi –già senza stipendio- ed ex Jacorossi (la cui cassa integrazione scade a fine anno) di cui si profila
una pesante ristrutturazione, ai 3 mila forestali delle Comunità montane a cui si vuole dare il benservito;
dalle aziende in crisi e al loro indotto con migliaia di posti di lavoro in bilico (Ixfin, Fincantieri, FIREMA di
Caserta, Ergom, Irisbus di Avellino, Alenia, fino alla FIAT di Pomigliano D’Arco) ai precari BROS in lotta da
anni per una stabilizzazione lavorativa dopo anni di formazione fino agli ambulanti in particolare immigrati.

Senza contare le lotte in difesa della salute e dell’ambiente per un piano rifiuti senza discariche ed inceneritori,
e le vertenze causate dalle manovre in campo sanitario quali il drastico taglio di posti letto, l’accorpamento
di strutture, l’esternalizzazione dei servizi, la chiusura e la riconversione di strutture ospedaliere, dei pronto
soccorso, e/o interi reparti, il blocco del turn over, il mancato rinnovo di convenzioni con le ditte che
garantiscono i servizi precedentemente esternalizzati e i tanti lavoratori di ditte di pulizie senza più appalti.

Le mobilitazioni degli studenti medi ed universitari contro i tagli e più in generale le riforme che rendono il
diritto al sapere sempre meno accessibile e trasformano scuole ed università in aziende.

Preso atto di una così drammatica situazione dove impera sempre più la precarietà del lavoro e dell’intera
vita e del fatto che non ci troviamo solo di fronte alla incapacità di singoli assessori, ma alla chiara volontà
da parte del governo, nazionale e locale, di scaricare i costi della crisi sui lavoratori e sui proletari in
generale, non possiamo non chiederci: che cosa facciamo? Come possiamo difendere il nostro diritto a vivere
dignitosamente?

La risposta, è una sola: lottare uniti, in maniera autonoma ed indipendente da partiti ed istituzioni per
difendere i nostri interessi contro un nemico comune, per passare all’offensiva e conquistare nuovi
diritti.

La difesa delle condizioni di vita e di lavoro non può più attestarsi sulla singola azienda o settore. Né la
singola vertenza può trovare soluzione nell’improvvisa benevolenza delle istituzioni che dialogano solo con la
repressione e la criminalizzazione.

L’unico modo per fare un passo avanti è quello di unire le forze e costruire un fronte comune fatto di
lavoratori, precari, disoccupati, migranti, studenti, pensionati e quanti non vogliono continuare a subire ciò
che ci viene imposto da banche e governi. Promuovere la crescita di un grande movimento di classe
che a partire dalla Campania spazzi via i responsabili del nostro affamamento, coloro che anche con la crisi
continuano a fare profitti sulla nostra pelle.

In questo senso, e senza fare sconti a nessuno, pensiamo che sul piano locale la Regione Campania, per
prerogative, poteri e flussi di danaro pubblico che gestisce sia la principale controparte delle vertenze e
dei conflitti in atto e che non possa più sottrarsi al confronto con le istanze reali che vengono dalla società.

Per questo, come movimenti sociali e realtà di base, collettivi studenteschi e reti in lotta per la salute e per
l’ambiente, il 15 febbraio saremo in piazza per una manifestazione/assedio sotto i palazzi istituzionali della
Regione Campania per dire, unitariamente, no alla loro politica e la nostra determinazione a difendere il
diritto al lavoro, al reddito e ai servizi sociali per tutti.

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31 marzo: azione globale contro il Capitalismo

www.march31.net. We’ll be happy to answer any request or proposal.

Let’s get started!

International call: http://march31.net/call-for-action/

Website: http://www.march31.net

Contact: m31@riseup.net

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NatalèRock 2011

 Giornata con gruppi emergenti cavesi per denunciare la repressione che le lotte sociali vivono in questo momento. Inoltre il ricavato di sottoscrizioni della festa musicale saranno devoluti per i compagn* che hanno sono stati multati pesantemente solo perchè attaccavano dei volantini.

No alla Repressione.

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Assemblea: riunificare e rilanciare le lotte

Riprendiamoci ciò che ci spetta!

Lavoro, ambiente, sanità, trasporti, scuole ed università, servizi sociali

-Contro la politica dei sacrifici imposta dalle istituzioni locali, nazionali e
sovranazionali

-Contro i governi delle banche e dei padroni

-Contro l’azzeramento dei diritti conquistati dai lavoratori

-Contro la precarizzazione delle condizioni di vita

-Per il diritto al lavoro e al reddito

-Per il diritto alla scuola e all’università pubblica

-Per il diritto alla salute e ai servizi sociali

-Per la difesa e la salvaguardia dei nostri territori

È arrivato il momento di riunificare e rilanciare le lotte

È arrivato il momento di riunire il Movimento!

Martedì 20 dicembre 2011 ore 16,00

Assemblea Pubblica

Aula Magna della facoltà di ingegneria (politecnico)

Piazzale Tecchio

Invitiamo tutti i soggetti colpiti dalla crisi a partecipare e ad intervenire

Movimento di lotta x il lavoro Banchi Nuovi – Movimento precari Bros x il lavoro e salario –
Coordinamento di lotta x il lavoro – Precari Bros Organizzati – Confederazione Cobas – Sindacato
Lavoratori in Lotta – Unione sindacale di Base – ZETA – Studenti Federico II – ISKRA – Coord. II
Policlinico – Collettivo Autorganizzato Universitario – Lab. Occ. SKA – C.S.O.A. Officina ’99 – Red
Link – Radio Vostok

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