(Inter)Nazionali Archive

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Un nuovo allarme per CONTROPIANO e per la libertà si espressione

http://contropiano.org/politica/item/27187-cresce-contropiano-fatta-la-legge-trovato-l-inganno-liberta-di-stampa-a-rischio-serio 

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RICERCA: APERTA INTERLOCUZIONE CON PD LAVORATORI TERMINANO BLITZ

COMUNICATO STAMPA

 

 

RICERCA: APERTA INTERLOCUZIONE CON PD LAVORATORI TERMINANO BLITZ

L’USB P.I. conferma mobilitazioni e si prepara allo sciopero del 14 novembre

 

 

 

I lavoratori di INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) che questa mattina a Roma avevano fatto un blitz nella sede del PD, in via Sant’Andrea delle Fratte, hanno terminato la protesta dopo aver aperto un’interlocuzione con la Direzione Nazionale del partito.

 

“Abbiamo consegnato la nostra denuncia del provvedimento contro la ricerca pubblica in agricoltura contenuto nella legge di stabilità’, spiega Claudio Argentini dell’USB P.I. Ricerca. “Volevamo mostrare la rabbia dei ricercatori e dei tecnici dell’INEA e del CRA e far toccare a politici distanti anni luce dalla gente, ma sempre più vicini a Berlusconi e alle sue politiche, ciò che il governo Renzi sta provocando. Questo era il nostro obiettivo di oggi. Adesso lasciamo la risposta alla Direzione del PD”.

 

“Contro Renzi e le sue politiche regressive, che danneggiano tanti coetanei del presidente del consiglio, l’USB P.I. ha scioperato il 24 ottobre scorso e continua nelle mobilitazioni – annuncia Argentini –  con iniziative in preparazione per il prossimo 14 novembre. Lo facciamo per la Ricerca pubblica, che va rilanciata e non svenduta al privato, e per il Paese. L’USB P.I. e i lavoratori non si rassegnano -  conclude il sindacalista – licenzieremo Renzi prima che lui licenzi noi!’.

 

Roma, 29 ottobre 2014

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

Cell. 3474212769

web: http://ufficiostampa.usb.it/

e-mail: ufficiostampa@usb.it

 

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ROMA: RICERCATORI IRROMPONO IN SEDE PD

COMUNICATO STAMPA

 

ROMA: RICERCATORI IRROMPONO IN SEDE PD

USB, NO A LICENZIAMENTI E SMANTELLAMENTO ENTI

 

 

Alcune decine di lavoratori dell’INEA e del CRA, enti di ricerca pubblici in campo agricolo ed alimentare, stanno occupando la sede nazionale del PD, in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, per protestare contro lo smantellamento della ricerca pubblica nel settore ed i 210 licenziamenti annunciati entro fine anno.

 

L’articolo 32 della legge di stabilità chiude infatti l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e sovraccarica il CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) di un debito circa 22 milioni di euro, prodotto non dai lavoratori, ma da 8 anni di gestione dell’ex DG Manelli, oggetto peraltro di indagini da parte della Magistratura.

 

“Renzi e la sua legge di stabilità producono i primi licenziamenti nella Ricerca”, spiega Claudio Argentini, dell’USB P.I. Ricerca che sostiene la protesta. “Sono tutti precari storici, ad alta professionalità,  e sono solo i primi.  Prevediamo infatti che i tagli contenuti nella norma e lo stato di indebitamento dell’INEA produrranno altri 300 licenziamenti nel CRA, e sempre di precari storici ad alta professionalità”.

 

“E’ possibile che il partito che nel 2008 attaccava Brunetta per i licenziamenti dei precari oggi accetti che il governo, con il suo segretario come premier, si comporti nello stesso modo? Cosa è successo al ministro Madia – domanda ancora il dirigente USB – che da parlamentare scriveva interpellanze a favore del personale INEA ed oggi fa parte di un esecutivo che vuole licenziare quegli stessi lavoratori? Dove sono tutti i parlamentari del PD che durante il dicastero Tremonti si indignavano per la chiusura degli Enti di Ricerca? Chi urlava contro la Gelmini intende oggi votare provvedimenti del tutto analoghi?”.

 

“Per questo siamo qui a protestare, per spingere la Direzione nazionale del PD ad aprire una discussione e ritirare le norme. Questo governo, con le sue politiche sulla Ricerca e su tutto il mondo del lavoro, rischia di riportare il Paese indietro di un secolo”, conclude Argentini.

 

 

Roma, 29 ottobre 2014

 

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

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Intervista delle Iene: sabotaggio o terrorismo?

http://www.notav.info/movimento/intervista-delle-iene-sabotaggio-o-terrorismo/

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Un reportage sulla condizione operaia in fabbrica

 http://www.retedeicomunisti.org/index.php/lavoro/609-i-prigionieri-delle-fabbriche 

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Parte il CORSO di Progettazione Europea per il No-Profit. Iscriviti!

Parte il
Laboratorio di Progettazione
Europea nel No-profit
c/o Urban Center di Garbatella, Roma
21 e 28 novembre, 5 dicembre 2014
 

A Sud, in collaborazione con il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, organizza un Laboratorio di progettazione europea volto a favorire l’acquisizione di metodi di progettazione nel settore no-profit destinato a: lavoratori, volontari e attivisti impegnati all’interno di organizzazioni del terzo settore, studenti universitari e a tutti gli interessati all’argomento.
 
Attraverso laboratori pratici, esercitazioni, attività di gruppo e grazie all’utilizzo di tecniche di progettazione partecipata, i corsisti – affiancati da docenti impegnati da anni nel settore della progettazione europea – potranno sviluppare le proprie idee progettuali all’interno della cornice offerta dal Programma Europeo Erasmus+.
MATERIALI
 
SEDE
 
Il laboratorio si svolgerà a Roma
c/o Urban Center di Garbatella
Via Nicolò Odero n.13
 
 
DATE e ORARI
 
21 e 28 novembre, 5 dicembre 2014
dalle 10.00 alle 18.00
 
 
COSTO
 
Il costo unitario del corso è di 200 €
 
 
SCADENZA ISCRIZIONI
 
Le iscrizioni si chiuderanno il 10 novembre 2014
 
MODALITA’ DI ISCRIZIONE
 
 
INFO E CONTATTI
 
Per maggiori informazioni contattate le docenti
Chiara Spizzichino e Giulia Dakli
tel: (+39) 06.8803570
 
______________________________
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– 
—–
Lucie Greyl
A Sud – Ecologia e Cooperazione ONLUS

www.asud.net 
www.cdca.it


(+39) 345 101 72 32

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Napoli 28 ottobre 2014: dibattito “Ad un secolo dal massacro della grande guerra gli apprendisti stregoni del capitale ci riprovano”

MARTEDI’ 28 OTTOBRE 2014, ore 17,30
NAPOLI – LA BALENA (EX ASILO FILANGERI), VICO GIUSEPPE MAFFEI

Incontro/discussione: 1914/2014: Ad un secolo dal massacro della Grande Guerra gli apprendisti stregoni del capitale portano di nuovo la guerra.

In un momento nel quale la disoccupazione tocca percentuali senza precedenti, l’intero sistema di welfare, insieme a salari e diritti, sono sottoposti a un attacco mortale, i lavoratori, i precari ed i disoccupati dovranno pagare una incredibile somma a sostegno di uno spaventoso meccanismo di morte, contro il quale chiamiamo alla mobilitazione tutti i militanti contro la guerra, i sinceri pacifisti e le realtà che continuano a battersi contro le aggressioni occidentali in Est Europa, in Medio ed estremo Oriente.

Intervengono:
Giovanni Di Fronzo - Rete dei Comunisti
Giuseppe Aragno - Storico
Roberto Taddeo - Rete No War di Napoli
Flavia Lepre - Comitato BDS Campania

Rete dei Comunisti – Napoli

Consulta il quotidiano comunista on line:  www.contropiano.org

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Libertà per Ahmad Sa’adat, Georges Abdallah e tutti i prigionieri palestinesi!

Libertà per Ahmad Sa’adat, Georges Abdallah e tutti i prigionieri palestinesi!

 

 

“Nemmeno una casa per i coloni sionisti sarà costruita come prezzo della mia libertà.”

Ahmad Sa’adat

 

Nell’ambito della settimana di azione globale in solidarietà con Ahamad S’adat e tutti i prigionieri palestinesi (17-25 ottobre), insieme a realtà sensibili, abbiamo deciso di manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, affiggendo una serie di striscioni che chiedono  la loro immediata liberazione e per ribadire con forza che non sono stati dimenticati!

Oggi ci sono oltre 7000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, circa 2000 di loro imprigionati con arresti di massa da giugno. 500 palestinesi sono in “detenzione amministrativa”, senza accusa né processo, mentre 1.500 prigionieri palestinesi sono malati e vengono negate loro cure mediche adeguate – e più di 100 di loro sono malati di cancro e di altre patologie gravi.

Inoltre – questo è un dato ancora più inquietante reso noto dalle associazioni per i prigionieri- il 40% degli uomini palestinesi in Cisgiordania e Gaza sono passati dalle carceri dell’occupazione!

Particolarmente atroce è la condizione delle donne nelle carceri sioniste.Quando una donna Palestinese incinta finisce in prigione, il rischio è alto perché non le viene riservato nessun trattamento preferenziale …. anzi, se deve partorire, viene portata in ospedale sotto scorta, con mani e piedi legati, per poi essere incatenata al letto fino al momento dell’entrata in sala parto e subito ammanettata alla fine. Una delle proteste più frequenti di molte delle prigioniere politiche è contro il sistema del denudamento e delle ispezioni corporali da parte dei soldati israeliani, perpetrati spesso con la forza. Nel corso delle perquisizioni molte volte vengono costrette ad accovacciarsi nude per ricerche corporali intrusive; chi si ribella viene rinchiusa in isolamento.

L’entità sionista utilizza, quindi, questa forma di tortura, di violenza basata sulla discriminazione di genere e di razza.

I bambini non ricevo un trattamento migliore. Secondo le ultime stime oltre 200 bambini palestinesi (di età inferiore ai 18 anni, molto spesso anche minori di 14 anni) sono imprigionati.

Dal 2000 più di 10.000 bambini Palestinesi sono stati rinchiusi, oltre 1500 uccisi, 6000 feriti; tale strategia, attraverso metodi che terrorizzano intere famiglie e prendendo di mira i bambini, ha lo scopo di indebolire la resistenza all’occupazione. All’interno della prigione, poi, Israele opera per distruggere il loro equilibrio psico-fisico con violenze sia corporali che mentali e che provocano conseguenze a lungo termine. Una seconda ragione nella strategia d’arresto di minori, è il tentativo di reclutamento per raccogliere informazioni sulla resistenza, per disintegrare sia la capacità di lotta della nuova generazione, sia quella dei loro padri e madri.

 

Da questi dati emerge chiaramente che l’entità sionista utilizza in maniera sistematica e storicamente datata l’odioso strumento della segregazione carceraria dei palestinesi, come mezzo di controllo e repressione della popolazione. L’uso reiterato di metodi criminali, duramente condannati anche dalla comunità internazionale (detenzione amministrativa, negazione del diritto alla difesa legale, punizioni corporali, tortura fisica e psicologica, rapimenti, arresti di minori anche di età inferiore ai 14 anni e tanto altro!), è ampiamente documentato ed ha lo scopo dichiarato di indebolire e spezzare la fiera Resistenza del popolo palestinese ma questo non avverrà mai!!!

Ahmad Sa’adat, leader palestinese, parlamentare e segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è detenuto nelle carceri israeliane dal 15 marzo 2006. Prima di allora, è stato detenuto nelle prigioni dell’Autorità Palestinese, sotto guardia statunitense e britannica, dal gennaio 2002.

Il 14 settembre ad Ahmad Sa’adat sono state negate le visite dei familiari per un periodo di tre mesi, da parte delle autorità di occupazione carcerarie. Questa azione fa parte della negazione delle visite familiari di centinaia di prigionieri politici palestinesi a piacimento dei funzionari di occupazione israeliani che dal giugno di quest’anno –non solo- operano una ulteriore forma di vessazione e sopruso verso un popolo che resiste da oltre 66 anni!

Questi giorni comprendono anche la giornata del 24 ottobre, 30° anniversario della detenzione del combattente arabo per la Palestina Georges Ibrahim Abdallah nelle carceri francesi. Ad Abdallah, un comunista libanese il cui processo è stato condotto con irregolarità, è stata promessa libertà vigilata in diverse occasioni, ogni volta negata ai più alti livelli del governo francese sotto pressione degli Stati Uniti e di Israele.

Storicamente i martiri e i prigionieri rappresentano il seme di ogni rivoluzione, di ogni lotta di liberazione. La loro libertà rappresenta uno dei punti cardine su cui le forze della Resistenza si uniscono. Il dovere di tutte e tutti deve essere quindi quello di sostenerli, senza esitazioni. Privati della loro libertà mettono a disposizione i loro corpi per continuare la lotta; noi possiamo e dobbiamo mettere a disposizione la nostra solidarietà per sostenerli.

 

Fino alla vittoria!

 

 

 

Collettivo Handala Salerno

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TTIP? Mano libera alle petrolifere – #StopTTIP Italia

TTIP? Mano libera alle petrolifere
E’ il senso del documento reso pubblico nel maggio 2014 dall’Huffington Post nonostante la Commissione europea abbia cercato di tenerlo secretato all’opinione pubblica. E’ la bozza di documento che il DG Trade ha sottoposto al Trade Policy Committee il 20 settembre 2013 in cui si evidenzia come il capitolo energetico sia uno tra i sostanziali del negoziato transatlantico. Solo alcuni elementi: armonizzazione nella concessione delle licenze di estrazione [...]
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Ex Colorificio Liberato di Pisa: a un anno dallo sgombero l’amministrazione ignora la crisi

Né lavoro né spazi sociali. L’amministrazione pisana ignora la crisi.


E’ passato ormai un anno dallo sgombero coatto dell’Ex-Colorificio Liberato. Quello spazio di quattordicimila metri quadrati, è bene ricordarlo, è ancora vuoto, o meglio, è tornato al completo abbandono, lo stesso in cui versava prima del percorso di riutilizzo sociale inaugurato il 13 ottobre 2013 da Municipio dei Beni Comuni.

Per tutta la seconda metà del secolo scorso è stato il fiore all’occhiello di una filiera locale della produzione di vernici e un luogo di lavoro per centinaia di famiglie. Fu poi acquistato dalla J Colors, la quale ha acquisito lo storico marchio ‘Colorificio Toscano’,ha licenziato i lavoratori, e infine ha chiuso lo stabilimento per delocalizzare la produzione altrove: un modello predatorio esemplare della crisi economica in corso e tipico comportamento di una multinazionale votata al profitto.

Riaperto ad uso sociale perché concepito come un bene comune di tutta la città, per un anno è stata una città dentro la città, un vero e proprio mondo pronto a riconvertire e riutilizzare la carcassa postmoderna di una fabbrica. Per il Municipio dei Beni Comuni è stato un solido terreno dal quale inaugurare nuove forme di autogestione, convivenza umana e di creazione collettiva, di fronte alla morsa della crisi economica e del welfare in Italia. Ma ad un anno dallo sgombero – si chiedono gli attivisti del Municipio dei Beni Comuni – che cosa è stato fatto? Perché quell’immobile è ancora vuoto e abbandonato e per di più militarizzato da recinzioni di filo spinato?

Stando a quanto dichiarato in consiglio comunale il 6 Marzo 2014 dall’Assessore Dario Danti e poi ribadito sia dall’amministrazione comunale che dalla multinazionale JColors a mezzo stampa, una trattativa privata intercorsa in tutto silenzio, nei mesi dopo lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni, era giunta alla possibilità di far ripartire le attività lavorative e consegnare parte degli immobili al cartello di associazioni del Municipio dei Beni Comuni. Questo accordo però sarebbe immediatamente e inspiegabilmente decaduto a causa della nuova occupazione dell’ex distretto militare, il Distretto 42.

Ma la città sa bene che il Municipio dei beni comuni poneva all’amministrazione e alla proprietà privata un’altra questione che era quella più volte ribadita da autorevoli giuristi e costituzionalisti, del ripristino della funzione sociale anche dei luoghi privati, senza la quale dovrebbe decadere ogni titolo e diritto proprietario. L’amministrazione aveva un’occasione, quella di riprendere il controllo sugli scempi che i privati compiono sui nostri territori, aveva l’occasione di far partecipare le parti sociali ad una trattativa che avrebbe fatto conquistare alla città non solo occupazione ma anche spazi di socialità e attività utili e riconosciute in città. E’ stata quindi lasciata cadere nel vuoto la possibilità per Pisa di risolvere una annosa questione, quella degli spazi sociali realmente autogestiti in città, senza alcuna variazione di bilancio o elargizioni di denaro pubblico, andando a riconquistare quanto la multinazionale JColors aveva negli addietro sottratto in maniera ingiustificata al nostro territorio.

E per questo oggi torniamo a parlare dell’ex Colorificio Liberato, ennesima ferita aperta di questa città, e lo facciamo nel solco che ci porterà allo sciopero sociale del 14 Novembre e lo facciamo attraverso una discussione pubblica che si terrà oggi pomeriggio alle 18 al Polo Porta Nuova. A partire dalla pubblicazione del libro “Fabbriche recuperate” di Andres Ruggeri (ed. Alegre, 2014) cercheremo di rimettere al centro del dibattito cittadino, ad uno anno dallo sgombero dell’Ex-Colorificio Liberato, la questione del lavoro nella congiuntura di questa crisi, del ripensamento di progetti urbanistici scellerati e di un riutilizzo sociale degli spazi abbandonati come soluzione immediata per affrontare le emergenze sociali quotidiane derivanti dall’inasprirsi delle disuguaglianze nel nostro Paese.



Municipio dei Beni Comuni
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