(Inter)Nazionali Archive

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No ai contratti bloccati fino al 2020

P.A.: USB P.I., CONTRATTI BLOCCATI FINO AL 2020? UNA FOLLIA

COSI’ SI VA DRITTI ALLO SCIOPERO GENERALE

Il Documento di economia e finanza 2014 presentato dal governo Renzi prevede il mantenimento del blocco dei contratti nel Pubblico Impiego fino al 2020, con la sola vacanza contrattuale per il triennio 2018-2020.

“Una follia – dichiara Luigi Romagnoli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego – i contratti sono ormai fermi dal dicembre del 2009 e i lavoratori pubblici hanno abbondantemente pagato il costo della crisi”.

“Mentre promette di tagliare gli sprechi e l’evasione, Renzi non aggredisce la corruzione e nei fatti continua ad accanirsi sui lavoratori pubblici – sottolinea  il dirigente USB  - che dall’inizio del blocco contrattuale non hanno percepito una massa salariale media pari ad almeno 7.500 euro complessivi lordi. Inoltre le spending review ed il blocco del turn over hanno prodotto la perdita di oltre 350 mila posti di lavoro”.

“Gli 80 euro promessi da Renzi a dieci milioni di lavoratori dipendenti in funzione delle elezioni europee – incalza Romagnoli – saranno in parte finanziati dal mancato rinnovo dei contratti del pubblico impiego, almeno 2,3 miliardi in un anno, mentre l’effetto dell’incremento stipendiale sarà immediatamente assorbito dall’aumento della tassazione locale, delle tariffe, del costo dei servizi”.

“Dietro l’atteggiamento spavaldo di chi dice che farà cambiare passo all’Italia e all’Europa, c’è un Presidente del Consiglio che esegue a puntino gli ordini della Troika, continuando a massacrare lo Stato sociale e ad impoverire i lavoratori pubblici”.

“Il 14 aprile proporremo al Coordinamento nazionale della USB Pubblico Impiego lo sciopero generale della categoria – conclude Romagnoli – perché il rinnovo del contratto è un diritto e la questione salariale è diventata seria anche nel lavoro pubblico. La ripresa economica del Paese non può che passare per la restituzione alle retribuzioni di un maggiore potere d’acquisto”

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Sulle rotte dell’Euromediterraneo – Carovane in Libano, Turchia, Tunisia

Partono le delegazioni per incontrare le realtà sociali e raccontare i confini mobili attorno alla Fortezza Europa
http://www.globalproject.info/it/mondi/sulle-rotte-delleuromediterraneo-carovane-in-libano-turchia-tunisia/16905

A partire dal 18 aprile iniziano le carovane in Turchia, Tunisia e Libano.In contemporanea saremo in alcuni dei “luoghi simbolo” del dramma che si consuma sui confini mobili dell’Europa, dando vita ad una azione partecipata e coordinata per intessere relazioni, conoscenze ed una narrazione comune, contribuendo alla costruzione di un euromediterraneo di diritti e libertà.
La nostra iniziativa parte dalla condivisione della  Carta di Lampedusa  per affermare che la vita e i diritti essenziali di ogni essere umano vengono prima delle normative formali.
Per questo saremo in contemporanea in Turchia, Tunisia e Libano in un percorso collettivo che guardi all’altra parte del Mediterraneo.
Le tre carovane incontreranno movimenti e realtà sociali, raccoglieranno materiale informativo e documenteranno la realtà dei tre paesi.

LIBANO
La carovana si confronterà con la complessità socio-politica e culturale del Libano, paese con una delle più articolate composizioni confessionali in Medio Oriente. In un momento storico in cui il Libano, con più di un milione di siriani rifugiati, è sempre più coinvolto nel conflitto in Siria, la carovana visiterà i campi dei rifugiati palestinesi, arrivati nel paese dal 1948 in poi e dove da due anni hanno trovato riparo anche i palestinesi di Siria.
Nel corso degli incontri sarà possibile comprendere meglio il Libano liberi da schemi e stereotipi diffusi.
A Beirut sono previsti incontri tematici con giornalisti che ci racconteranno il contesto politico attuale, con rappresentanti della società civile libanese, tra cui l’organizzazione Amel impegnata nei
settori della protezione e della salute delle donne migranti, con l’Arab Resource Center for Popular Arts, al-Jana che lavora per i minori con programmi culturali e la produzione di materiali audiovisivi e con il festival di cinema per ragazzi.
Nei primi giorni sono in programma visite e incontri nei campi di Sabra e Shatila e di Bourj al-Barajneh dove ascolteremo le testimonianze dei rifugiati e  degli operatori sociali di Beit atfal al-sumud, un’organizzaione laica, che da 40 anni lavora per i diritti dei profughi palestinesi in Libano e con cui Un ponte per…collabora da 15 anni nei programmi di assistenza per i palestinesi e siriani. Nei giorni successivi si visiteranno i campi di Bourj al Shemali e ‘Ein al-Helweh nel sud del paese.

TUNISIA
La Carovana avrà come prima tappa il Forum Sociale Magrebino sulle Migrazioni che si svolgerà a Monastir dal 18 al 20 aprile.
Il Forum sarà un’occasione di confronto e di scambio che vedrà protagonisti gli attivisti provenienti dal Nord Africa, dai Paesi sub-sahariani e dall’Europa. Nel corso del Forum condivideremo le riflessioni attorno alla Carta di Lampedusa e rafforzeremo le relazioni con chi come noi crede in un EuroMediterraneo basato sui diritti e non sulle frontiere, a partire da un incontro con la delegazione dei rifugiati del Campo di Choucha.
La Carovana si sposterà poi nella regione di Sidi Bouzid, dove è nata la Rivoluzione del 2011, in cui incontreremo uomini e donne che non hanno smesso di lottare per la libertà e la democrazia.
Visiteremo in collaborazione con il GVC i tre Media Center Comunitari di Sidi Bouzid, Regueb e Menzel Bousaiane e conosceremo le associazioni che li autogestiscono. I Media Center Comunitari sono luoghi di socialità e di produzione indipendente di informazione.
Infine a Tunisi incontreremo quella parte di società civile attiva e determinata che attraverso forme di autogestione, creazione di reti, produzione di discorsi e di azioni, continua a costruire giorno per giorno una Tunisia aperta, laica e inclusiva.

TURCHIA
Ad Istanbul la carovana incontrerà i movimenti sociali tra i protagonisti delle lotte che da GeziPark si sono diffuse in tutta la Turchia generalizzando la richiesta di diritti e democrazia.
Gli incontri saranno l’occasione per confrontarsi e capire cosa è successo dopo quelle formidabili giornate, come i movimenti sociali abbiano “utilizzato” le mobilitazioni della scorsa primavera. Ci confronteremo con le nuove esperienze di occupazione di centri sociali e studentati , dinamiche esplose dopo “Gezi Park”.
La Carovana incontrerà attivisti che producono accoglienza ed assistenza ai rifugiati che arrivano sempre più numerosi in particolare dalla Siria.
Gli incontri permetteranno il confronto con organizzazioni che lavorano con i migranti sui dispositivi di gestione di uomini e donne che subiscono condizioni di vita terribili e vengono utilizzati come forza lavoro con paghe da miseria e sulla cui schiena si poggia buona parte del “miracolo economico” turco. Condizione simile quella delle minoranze di sfollati interni a causa dei conflitti sociali e della devastazione ambientale dei territori da cui provengono.
La Carovana si sposterà nel Kurdistan turco dove si confronterà con attivisti di movimenti giovanili e studenteschi, con collettivi di donne che indagano la produzione della propria identità. Visiterà il confine con la Siria, territorio strategico per il governo di Ankara e sulla cui militarizzazione e gestione dei confini gioca una complessa partita geopolitica agita in particolare sulla pelle dei rifugiati in fuga dalla guerra e della popolazione del posto che vive una condizione di perenne occupazione militare.
Incontrerà i movimenti sociali che si battono contro le grandi opere, come le dighe che il governo turco vuole costruire sfollando città dalla storia millenaria.

Un Ponte per …
Coalizione Ya Basta Marche, Nordest, Emilia Romagna e Perugia

Info e contatti generali: info@yabasta.it e solidarieta@unponteper.it

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Genuino Clandestino

INVITO APERTO!
Assieme alla manifestazione del Forum per l’acqua pubblica, il 17 e 18 tutti a Roma!

 

Genuino clandestino – Roma, 17-18 maggio 2014
INVITO AI MOVIMENTI PER LA DIFESA DEI TERRITORI E DEI BENI COMUNI

 

 

Genuino Clandestino, è una rete nazionale di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare che, attraverso pratiche locali di resistenza e costruzione di alternative, difende la Terra con fatica, sudore e passione.
Ogni giorno dalle nostre campagne (e dalle città) ci opponiamo alla logica del capitale che distrugge i territori per il profitto di pochi e a danno delle comunità, impegnandoci a costruire pratiche e iniziative di controinformazione per affermare il diritto all’autodeterminazione alimentare, per la difesa dei beni comuni, per l’accesso alla terra, contro la vendita dei terreni agricoli pubblici, per il diritto ad abitare le terre che coltiviamo, per un lavoro che non sia sfruttamento.
Ogni giorno siamo a fianco di quanti si stanno battendo contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione dell’ambiente, contro tutte le opere inutili e dannose, contro la mercificazione del territorio, delle risorse naturali e dei beni pubblici, per il diritto alla casa, e contro le scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potentati, delle lobby, delle banche e delle mafie.

 

E con la campagna Terra Bene Comune intendiamo fermare la devastazione dei territori e difendere la vocazione agricola alimentare della terra, mettendo in rete comitati, movimenti e soggettività, ricomponendo le lotte,  creando un agire comune che sia ancora più efficace.

Per questo il 16-17-18 Maggio a Roma, in occasione del nostro incontro nazionale a Roma, vorremmo incontrarci con i movimenti e comitati che si battono per la difesa dei territori e dei beni comuni, per rafforzare alleanze e sinergie, ed intrecciare i percorsi tra le lotte in campagna e quelle in città, unendo i precariati della campagna e quelli della città per smontare il concetto abusato di crisi con proposte di pratiche alternative. Un incontro che possa essere propulsore di ragionamenti, ma anche un sostegno concreto alle battaglie, presenti e future, accomunate dalla stessa rabbia verso un modello ed un sistema, quello capitalistico, che non ci rappresenta, non ci tutela, e sta dimostrando tutti i suoi limiti.

 

Emblema di questo sistema, l’EXPO 2015 a Milano che, sotto il titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, spera di salvare la faccia riciclando parole come sostenibilità, ambiente, nutrizione senza mettere in discussione il modello capitalista sviluppista, che ciclicamente ripropone gli stessi meccanismi basati sullo scippo di risorse e futuro. In contrapposizione all’EXPO, contenitore vuoto, modello di indebitamento, cementificazione e precarietà, vogliamo riportare al centro i bisogni delle persone, la sovranità alimentare  e la sovranità sociale dei territori.

 

INVITIAMO PERTANTO MOVIMENTI E COMITATI A CONDIVIDERE CON NOI RIFLESSIONI, ESPERIENZE, PROSPETTIVE E STRATEGIE:

 

Sabato 17 maggio 2014, ore 10,00-17,30, Forte Prenestino

 

Tavolo Tematico: “Terra Bene Comune: alleanze e sinergie tra le lotte in campagna e quelle in città” per leggere il programma completo con gli altri tavoli tematici clicca qui

 

Domenica 18 maggio 2014, ore 11,00-13,00, Piazza San Giovanni

 

Assemblea pubblica “Mangiare nella Crisi: Ripensare il consumo, il lavoro e il futuro delle nostre comunità”

Domenica 18 maggio , ore 9,00 – 17,00, Piazza San Giovanni, all’interno del mercato di Genuino clandestino, Piazza Terra Bene Comune, dove ogni realtà potrà esporre materiale informativo o altro tipo di comunicazione creativa in riferimento alla propria specifica vertenza.

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La pace giusta è un’urgenza e una necessità per tutti

Il prossimo 17 marzo, il presidente palestinese Mahmoud Abbas sarà
ospite del presidente statunitense Barak Obama, per discutere in
merito alla conclusione del periodo delle trattative di pace
(29/3/2014) israelo-palestinese, riprese in questi ultimi mesi e
richieste dall’Amministrazione Obama per arrivare a un accordo di pace
finale fra palestinesi e israeliani.

Anche se il Segretario di Stato americano John Kerry ha compiuto
sedici tappe fra le parti, purtroppo il risultato sembra fallimentare,
fallimento confermato anche dall’incontro Obama-Netanyahu della
settimana scorsa a Washington. Questo esito fallimentare arriva per la
dichiarata volontà israeliana di continuare la sua politica di
colonizzazione della terra palestinese, di repressione, di violazione
e di negazione di ogni diritto del nostro popolo. Così come confermò
anche l’ex-premier israeliano Yitzhak Shamir, costretto da George Bush
padre alla partecipazione alla Conferenza di Madrid nel 1991,
dichiarando alla stampa israeliana: tranquilli, porterò i palestinesi
a delle trattative che non finiranno mai.

Questa è la tattica e la strategia dei governanti sionisti di Israele:
far perdere tempo attraverso la discussione di temi marginali per
poter sfuggire alle questioni principali. Ultimamente Netanyahu ha
posto la richiesta del riconoscimento dello Stato di Israele come
“Stato ebraico” da parte dei palestinesi, ciò che hanno rifiutato gli
Usa nel 1947. Nel contempo il governo sionista continua a rubare,
usurpare, annettere terre e opprimere il popolo palestinese, ora come
sempre da più di 65 anni.

Abu Mazen si recherà a Washington forte dell’appoggio del suo popolo,
per affermare al presidente Obama, in modo netto e chiaro, che i
palestinesi accettano senza perdita di tempo l’opzione auspicata da
tutti: 2 Stati per 2 popoli. Il Presidente Abbas dirà che i
palestinesi accetteranno il loro Stato sui loro territori occupati nel
1967 (22 per cento della Palestina storica), con Gerusalemme Est come
capitale. Non accetteranno mai, invece, la presenza di nessun colono o
soldato israeliano sul territorio dello Stato della Palestina. Uno
Stato sovrano sulla base delle risoluzioni Onu e della legalità
internazionale.

I palestinesi di fronte al totale rifiuto dei governati israeliani di
riconoscere i loro legittimi diritti, e all’appoggio
dell’amministrazione Obama e quello di molti governi europei alla
politica di occupazione sionista, non avranno altra scelta se non
quella di fare del tutto per affermare il loro diritto sacrosanto
sulla loro terra e la loro ferma volontà di resistere e difenderla
arrivando anche, se occorrerà, a versare fiumi di sangue, chiedendo di
fare parte attiva delle varie istituzione dell’Onu, compresa la Corte
Internazionale dell’Aja, per denunciare e processare Israele per
crimini di guerra e contro l’umanità, e alla fine praticare il diritto
inalienabile alla Resistenza contro la più lunga e odiosa occupazione
della storia moderna umana.

I palestinesi chiedono a tutte le persone democratiche, oneste e
amanti della pace, della giustizia e della libertà nel mondo di far
sentire la loro voce, uscendo dalla famosa politica delle tre scimmie:
io non sento, io non vedo e io non parlo, per premere affinché i
governanti israeliani rispettino ciò che hanno deciso e votato i
governi occidentali, compreso quello italiano, arrivando anche al
boicottaggio economico, culturale e scientifico nei confronti
dell’occupante per costringerlo al rispetto e all’applicazione delle
risoluzioni Onu e del diritto internazionale. ricordando che l’apartheid sud africano è stato sconfitto, anche grazie alla solidarietà internazionale.

Abbiamo bisogno di legalità, abbiamo bisogno di ponti e non di muri,
per un mondo diverso, più giusto e più civile.

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No al grande Imbroglio

NO AL GRANDE IMBROGLIO.

A ROMA MIGLIAIA DI LAVORATORI IN PIAZZA ED IN CORTEO CONTRO LA SPENDING REVIEW E IL “PACCHETTO” RENZI SUL LAVORO -foto, video-

Roma, 14/03/2014

USB, oggi prima risposta. Non escludiamo sciopero generale

Migliaia di lavoratrici e lavoratori, sia pubblici che privati, si sono dati appuntamento questa mattina a Roma per la manifestazione indetta dall’Unione Sindacale di Base contro la spending review e le politiche sul lavoro annunciate dal governo Renzi.

In tanti, arrivati nella capitale anche utilizzando ferie e permessi, per dire no “Al grande imbroglio”: misure che con una mano assegnano una mancia e con l’altra tolgono ben più del poco concesso. Hanno protestato prima sotto Palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione Pubblica, simbolicamente chiusi dentro alle “gabbie della spending review”, che taglia servizi, vende il patrimonio pubblico; privatizza le aziende che gestiscono beni comuni, come le partecipate di trasporti, igiene ambientale e servizi alla persona.

Consistente la presenza dei lavoratori della P.A. contro il continuo pesante attacco al Pubblico Impiego, fatto di blocco dei contratti, di decine di migliaia di dipendenti in mobilità, di chiusure e accorpamenti di uffici: dai lavoratori dei Ministeri a quelli degli Enti locali; della Scuola e della Sanità, dei Vigili del Fuoco e della Ricerca, insieme agli ex Lsu ATA delle pulizie, i tranvieri, i ferrovieri e i dipendenti delle partecipate.

Dietro alla musica suonata dalla banda dei Vigili del Fuoco – anche questa in via di smantellamento – i lavoratori hanno dato vita ad un corteo, che ha bloccato le vie del centro per raggiungere piazza di Monte Citorio.

“Questa di oggi è la prima risposta contro il ‘pacchetto Renzi’ che respingiamo in blocco – ha dichiarato nel corso del corteo Massimo Betti, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego – e se la spending review andrà avanti non escludiamo lo sciopero generale”, ha concluso il dirigente USB.

video:

http://www.youtube.com/watch?v=qgVUgvCyDI4

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Quando l’ingiustizia si fa legge, ribellarsi è necessario”

Da Bologna sono arrivati i facchini Granarolo e gli studenti colpiti recentemente da divieto di dimora. Ma ci sono anche i NoTav dalla Valsusa accusati di terrorismo. I milanesi con bandiere e striscione per ricordare Davide Cesare “Dax“: domani saranno 11 anni da quando morì accoltellato da un fascista. E poi manifestanti dalla Campania, dalla Toscana…

E ci sono soprattutto le tante bandiere rosse del movimento romano di lotta per l’abitare, doppiamente sotto attacco: non solo per le misure cautelari emesse dal gip e poi ridotte dal tribunale del riesame (gli attivisti liberati sono tutti in piazza). Sotto attacco soprattutto per quell’articolo 5 del piano casa elaborato dal ministro ciellino Lupi e approvato dal governo Renzi, che vieta di allacciare utenze a case occupate, e di prendervi residenza.

In piazza migliaia di persone. A convocare la data è stata l‘assemblea nazionale dei movimenti contro la precarietà e l’austerity protagonisti delle manifestazioni del 19 e 31 ottobre. In mattinata si erano tenute quattro piazze tematiche: a San Paolo quella per il diritto alla casa e contro la precarietà, in piazza Indipendenza quella per la libertà e i diritti dei migranti, a Tiburtina quella per ambiente e territori, a Rebibbia quella contro il controllo sociale. Poi tutti sono confluiti a piazzale Ostiense, da dove alle 16.30 i manifestanti si sono mossi dirigendosi verso Trastevere.

“Quando l’ingiustizia è legge, ribellarsi è necessario”, ripetono molte volte gli interventi dal camion. “La legittimità delle nostre pratiche è più forte della criminalizzazione”. Molta la rabbia verso il governo da poco insediatosi: “Lo disprezziamo, vogliamo ribaltarlo!”. Il jobs act e le misure su tasse e lavoro? “Aumentano il ricatto nell’inserimento al lavoro. E che ci dobbiamo fare con 80 euro? Gli spicci li buttiamo in faccia a Renzi!”. I temi economici, della precarietà e della disoccupazione, della crisi e dell’austerity, sono quelli che saranno al centro del prossimo appuntamento di questa “sollevazione permanente”: un nuovo grande corteo nazionale, sempre a Roma, già convocato da tempo per il 12 aprile.

Quando ormai si è fatto buio il corteo arriva al carcere di Regina Coeli, dove i manifestanti esprimono solidarietà ai reclusi “in tutte le galere e nei Cie”. Interviene anche l’Associazione contro gli abusi in divisa (Acad), fondata da familiari e amici di vittime della violenza di stato come Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Domenico Ferrulli

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Stop TTIP

STOP TTIP! I movimenti europei a Bruxelles danno il benvenuto ai negoziatori Usa e Ue
mentre in Italia parte la Campagna nazionale STOP TTIP ITALIA
per fermare l’attacco del libero commercio contro la democrazia e diritti sociali e ambientali
[Bruxelles/Roma - 13 Marzo] - Da stamattina a Bruxelles i movimenti sociali D19-20 Alliance, Alter Summit, Seattle to Brussels Network, European ATTAC Network and Blockupy si sono dati appuntamento dalle 10 davanti alla sede della DG Trade per contestare il negoziato Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) che tecnici della Commissione Commercio dell’Unione europea e del ministero del commercio Usa stanno trattando proprio in questi giorni nella capitale europea nalla più assoluta segretezza.

Il TTIP viene spacciato come una delle più efficaci soluzioni possibili alla crisi economica che ci attanaglia, ma si risolverebbe nell’ennesimo taglio ai servizi pubblici per compensare le perdite della finanza e della speculazione.
Anche le valutazioni d’impatto condotte dalla stessa Commissione dimostrano che al massimo il TTIP porterebbe a una crescita dell’ 0,05% del PIL europeo, a fronte dell’ennesima ondata di liberalizzazione ma, quello che è più grave, ad un azzeramento progressivo degli standard di qualità e di sicurezza dei nostri prodotti agricoli, alimentari, industriali, chimici, della sicurezza sul lavoro, e quindi delle regole e garanzie che democraticamente nazioni e territori hanno conquistato, che vengono liquidati in queste trattative come semplici ostacoli al commercio di cui liberarsi. Per negoziare indisturbati e senza consentire repliche ai cittadini, per di più, i testi legali in discussione sono sottoposti al segreto commerciale, e dunque non disponibili alla lettura nemmeno ai Parlamentari europei regolarmente eletti.
Per questo movimenti sociali, associazioni, organizzazioni contadine e sindacati d’Europa e d’America si sono dati appuntamento a Bruxelles per sviluppare una strategia comune, mentre in contemporanea in Italia parte la Campagna STOP TTIP ITALIA promossa da una larga rete di associazioni, organizzazioni sociali, sindacati, comitati.
La rete italiana contro il TTIP promuoverà nelle prossime settimane appuntamenti di confronto, formazione e mobilitazione con il fine di informare circa gli effetti che avrebbe l’approvazione del trattato e fare pressione affinchè tale rischio sia scongiurato.
Tra gli appuntamenti previsti:
- il 20 marzo ore 17 presso Scup, via Nola a Roma, per discutere delle iniziative da mettere in campo il prossimo 27 e 28 marzo in occasione dell’arrivo del presidente USA Barack Obama in Italia
- il 21 marzo “Fermiamo il TTIP”, sala conferenze Cobas, viale Manzoni 55, Roma
- il 12 e il 13 aprile due giornate di approfondimento e di confronto con il sostegno dalla Fondazione Rosa Luxembourg presso l’Associazione Altramente, via Castruccio Castracane n° 28.
Come movimenti e organizazioni sociali italiane, abbiamo deciso di mobilitarci per opporci a un disegno politico che ha nella mercificazione dei diritti e nella tutela dei mercati il suo obiettivo principale. Ci appelliamo a tutte le forze sociali , sindacali e politiche del nostro Paese, perché convergano su una mobilitazione comune per fermare il negoziato TTIP, esattamente come è successo alla fine degli anni ’90 con l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti, nel decennio scorso con la Direttiva Bolkestein, o più recentemente con il negoziato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), che con la scusa della lotta alla ‘’pirateria’’ informatica e della salvaguardia del diritto d’autore avrebbe attentato al diritto alla privacy e al libero accesso alla rete dei cittadini.
La Campagna STOP-TTIP Italia è promossa da:
ALTRAMENTE, ARCI, ASSOCIAZIONE BOTTEGHE DEL MONDO, A SUD, ATTAC ITALIA, COBAS, COMISIÓN EUROPEA DERECHOS HUMANOS Y PUEBLOS ANCESTRALES, COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI, ECOMAPUCHE – Amicizia con il popolo Mapuche, COMUNE-INFO, COORDINAMENTO NORD SUD DEL MONDO, COSPE, ENNENNE, FAIRWATCH, FONDAZIONE CERCARE ANCORA, FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA, LINK RETE DELLA CONOSCENZA, MEDICI SENZA CAMICE, MST-ITALIA, MUNICIPIO DEI BENI COMUNI, RE:COMMON, REORIENT, RIFONDAZIONE COMUNISTA, SBILANCIAMOCI, SCUP, SOS GEOTERMIA – Coordinamento dei comitati in difesa dell’Amiata, UN PONTE PER, YAKU
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Sul Boschetto Paleo-Palustre

imminente udienza (24-03-2014) sul boschetto paleo-palustre già rinviata d’ufficio il 20-11-2013

Ancora buio sull’udienza camerale circa la mancata bonifica di 41mila metri quadrati di terreno

Ci sono servizi che dovrebbero ricadere nel patrimonio di tutti i cittadini e informazioni che dovrebbero essere date per la loro intrinsica valenza sociale. Parliamo del buon andamento dei servizi pubblici, in particolare, e delle notizie giudiziarie relative a personaggi che rivestono o hanno rivestito ruoli pubblici di importanza nevralgica.

Tempo fa siamo stati facili profeti nello scrivere un comunicato richiamando il titolo del famoso romanzo di John Steinbeck, ambientato negli Stati Uniti ai tempi della grande crisi del 1929: Uomini e topi. Dicevamo – tra le altre cose – che il Vallo di Diano, preso nella morsa di due “grandi potenze” confinanti, Vallo della Lucania e Basilicata, ha dovuto cedere il proprio Tribunale (una struttura dedicata e costruita con tutti i requisiti previsti dalle attuali norme) per via di una decisione “romana” (D.Lgs n.155/2012) che rivede la geografia giudiziaria. E così, a dispetto della legge sull’impenetrabilità dei corpi, una struttura più grande è stata conficcata in una più piccola. E le conseguenze sono quelle che i cittadini e gli operatori della giustizia sperimentano quotidianamente. Poche le voci “autorevoli” che si sono levate a difesa del Tribunale di Sala Consilina.

Ribadiamo che, come cittadini, possiamo lamentare i seguenti conclamati disagi, che fungono da complemento alle criticità già rilevate dagli avvocati del foro di Sala Consilina.
1) Carenza di collegamenti tra il Vallo di Diano e Lagonegro.
2) Inadeguatezza delle aule di udienza – aspetto che compromette, di fatto, il buon funzionamento della giustizia.
3) Difficoltà nell’effettuare gli adempimenti di cancelleria per le lunghe attese e le difficoltà tecniche riscontrate.

Per quanto riguarda l’efficienza della giustizia, abbiamo già avuto le prime avvisaglie. La prima è che l’udienza sul boschetto paleo-palustre, che doveva tenersi il 20-11-2013, è stata rinviata d’ufficio al giorno 24 marzo prossimo venturo. Vedremo, adesso, se questa udienza finalmente si terrà e se la stampa si interesserà a questo caso eclatante dove ad un ex-senatore della Repubblica Italiana, legale rappresentante della soc. Coop. Betulla, viene contestato il reato di occupazione di suolo pubblico (art. 633 c. p.) poiché “dopo aver acquistato, dal Comune di Sassano circa 2845 mq. di terreno sito in località Fornace – via Macchia Mezzana (lotto nr. 09 – zona PIP), realizzava un piazzale in materiale misto calcareo avente una superficie di circa 3750 mq., così arbitrariamente occupando circa 941 mq. di terreno del Comune di Sassano”.

Il caso del boschetto fu ripreso, il 31 luglio 2003, nella trasmissione radiofonica di Oliviero Beha e Mauro De Cillis, La Radio a Colori. Un caso nazionale? E perché mai? Perché la Carta di Destinazione d’Uso del Territorio, approvata dalla Comunità Montana in data 13-02-2003, ai sensi della L. R. n. 17/1998, individuava quella zona, unica nel suo genere, come sito di pregio ambientale. Eppure l’amministrazione di Sassano, il 24 dicembre 2003 (D.C.C. n. 26/2003), approvava il Piano Insediamento Produttivi proprio in quella stessa zona. Da allora abbiamo cercato di seguire l’iter amministrativo per la costruzione della zona industriale.

Il progetto prevedeva una strada nel boschetto (oggi parzialmente realizzata), che ne isolava i due rami irreversibilmente. La Regione Campania, senza preoccuparsi dell’assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per l’opera infrastutturale da eseguirsi in una zona “di particolare pregio ambientale e paesistico”, finanziava il progetto per un importo di 808.205,05 EUR (del. G.R. n. 5450/02). L’importo totale dell’opera era di 861.954,17 EUR, di cui 53.699,12 a carico del Comune di Sassano.

Si è saputo che la soc. Coop. Betulla aveva, tra i suoi fini statutari, anche la “salvaguardia dell’ambiente, intesa come sorveglianza per la salvaguardia dei boschi”. Epperò, nella “Scheda di trasmissione di notizie di reato” del Comando del Corpo Forestale dello Stato, inviata alla Procura il 20-01-2011, è emerso che “sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco”, e che “il Comune di Sassano ha lottizzato, per scopi produttivi, un luogo boscato”. Risulta che partecipano a questa società cooperativa come soci o collaboratori altri pezzi delle istituzioni locali (vari sindaci, vicesindaci e assessori delle passate amministrazioni sassanesi, alcuni ancora oggi consiglieri comunali, un segretario cittadino di partito, un consigliere di un paese vicino, un giudice di pace).

L’area industriale è stata costruita da un’azienda di Casal di Principe; oggi quelle infrastrutture sono già del tutto fatiscenti. Tutto ciò è avvenuto nonostante la L.R. n. 17/98 volesse che i Comuni rivedessero il proprio PRG alla luce della Carta di destinazione d’uso del territorio, approvata dalla Comunità Montana in data precedente alla decisione della Giunta Comunale. Tuttavia, la questione del boschetto paleo-palustre resta ancorata, per quanto a noi noto, a questo processo, nato perché avevamo notato, così come rilevato dal Corpo Forestale dello Stato, che “una porzione del bosco, pari a circa mq. 700, risulta ricolma di rifiuti edilizi, miste a terre e rocce da scavo… che avanzano gradualmente nell’area palustre cagionando un serio denneggiamento al bosco”.

Il Comune di Sassano, amministrato dal Sindaco ambientalista, già membro del Parlamento in quota Verdi, avrebbe dovuto e potuto costituirsi parte civile in questo processo. Tuttavia, il cittadino comprende molte cose da questa triste storia, anche per quanto riguarda la vicenda legata all’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Trepiccione, in quota Verdi, prima presentata su nostra proposta nel 2007 e poi “opportunamente” ritirata dallo stesso.

La seconda questione è il completo black-out che è caduto sull’udienza camerale del 5 luglio 2013 sulla vicenda della mancata bonifica dei terreni agricoli (per un’estensione di 41000 mq) interessati da smaltimento illecito di rifiuti, sequestrati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nel 2007, e ricadenti nei comuni di San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Arsenio e (sembrerebbe!) in un’isola amministrativa santarsenese inclusa nei confini di Teggiano. Infatti, all’avv. Elisabetta Giordano, che ha esposto le ragioni della nostra opposizione alla richiesta di archiviazione, tutte reperibili al sito seguente http://robertodeluca.blogspot.it/2013/06/una-speranza.html, non è ancora stato comunicato alcunché in merito, nonostante una richiesta, in tal senso, del 5 novembre 2013. A tale richiesta è seguito un sollecito dell’11 novembre scorso, dove si specificava l’urgenza di prendere visione del fascicolo perché la questione è inquadrata nell’ambito della più vasta inchiesta sui rifiuti illecitamente smaltiti nel territorio campano.

Come già ribadito altre volte, il trasferimento del Tribunale da Sala Consilina a un’altra Regione comporterà, nel tempo, un irreversibile impoverimento dell’intero comprensorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l’aspetto sociale e culturale. Il rischio di un arretramento anche sul piano della legalità porrebbe, infine, non pochi interrogativi a tutti noi. Queste cose le vogliamo ripetere e ripetere e ripetere, affinché sia più chiaro lo scenario futuro del “Vallo che sarà”; che una semplice azione amministrativa locale non potrà – purtroppo – più cambiare.

Il Responsabile della Sede
prof. Roberto De Luca

P.S. A volte si rendono necessari lunghi comunicati  per fornire, con dovizia di particolari, notizie e informazioni alla stampa. Attiene poi alle singole Redazioni la decisione di leggere e di approfondire i temi toccati. Quello che noi chiediamo è che al cittadino, soprattutto nel’imminenza delle elezioni ammnistrative, venga fornito un quadro chiaro delle vicende politico-amministrative e giudiziarie presenti sul territorio. Sappiamo benissimo che comunicati brevi sono più facili da rendere in un servizio, ma a volte il dovere di rendere chiaramente il quadro della situazione, ci impone di scrivere lunghe missive. Epperò, noi dobbiamo ribadire che questi fatti devono essere resi noti nell’interesse della collettività. Buon lavoro. RDL

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Manifestazione a Roma il 14 aprile

Venerd’ 14 marzo ore 11 Palazzo Vidoni

Ministero Pubblica Amministrazione

ROMA

 

Manifestazione nazionale dei lavoratori dei servizi pubblici, del pubblico impiego, dei vigili del fuoco, del trasporto pubblico locale, delle aziende partecipate degli enti locali per un nuovo welfare, per i diritti sociali, per i diritti del lavoro, contro ogni privatizzazione delle funzioni pubbliche.

 

Partenza dei pullman per Roma:

 

- BATTIPAGLIA (OSPEDALE) – ORE 6,30;

- SALERNO (FEDERAZIONE USB – Via G. Centola, 6 (TORRIONE) – 7,00

- NOCERA INFERIORE (OSPEDALE) – 7,30

 


Il 14 marzo scendiamo in piazza tutti insieme, contro la politica di tagli ai servizi, di massacro del welfare, di continuo peggioramento delle condizioni dei lavoratori pubblici.

 

Oltre che sui dipendenti pubblici, la scure si abbatterà con particolare virulenza sulle aziende a capitale totalmente pubblico o misto pubblico/privato, controllate o partecipate da Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane e, a cascata, sugli appalti pubblici.

Sono le aziende fornitrici dei servizi pubblici locali, trasporti luce gas acqua, farmacie tanto per citarne solo alcune, in tutto 7.065, che secondo la commissione alla Spending Review pesano ben oltre il 4% sul PIL.

Sono le stesse aziende il cui costo complessivamente negli ultimi dieci anni è aumentato del 49,2% contro il 14,9% della media degli altri paesi con rincari pesantissimi sulla spalle dei cittadini e lavoratori utenti.

Potrebbe quindi fare facile presa sull’opinione pubblica la proposta di privatizzarle allo scopo di ridurre il debito pubblico, come ci ricorda ogni giorno la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

Peccato che Il nostro paese abbia già conosciuto enormi processi di privatizzazione: dal 1985 al 2012 sono passate ai privati aziende pubbliche per un valore pari a 157 miliardi di euro, un record tutto italiano con il regalo dell’Alfa Romeo alla FIAT, della Telecom ai famosi capitani coraggiosi, della Soc.Autostrade a Benetton, dell’ALITALIA ai patrioti capitanati da Colaninno, con i risultati noti a tutti: speculazioni fortunate per loro, fallimenti e migliaia di posti di lavoro distrutti, licenziamenti, degrado dei servizi e aumenti delle tariffe per tutti noi!

Ma quello che dimostra come il discorso sulle privatizzazioni nulla abbia a che fare con la riduzione del debito pubblico è il fatto che esso, dal 1992, anno della fase più massiccia delle privatizzazioni, al 2012 è passato da 850 miliardi di euro a più di 2100 miliardi!

Questi dati chiariscono il vero scopo delle privatizzazioni: dare ossigeno e soccorrere il sistema produttivo e finanziario italiano che non è in grado di competere a livello internazionale, avendo da anni scelto di arraffare il più possibile profitti senza curarsi di rischiare in proprio, di migliorare i servizi, andando alla ricerca del facile guadagno fino al limite massimo dello sfruttamento e del basso costo del lavoro, oggi battuto su questa strada dai paesi ad economie emergenti.

Imprenditori bollettari dunque che cercano di continuare a macinare profitti là dove, senza rischi, il guadagno è certo: tutti infatti siamo costretti a pagare salatissime bollette, poiché non possiamo fare a meno dei servizi pubblici essenziali.

RIQUALIFICHIAMO I SERVIZI PUBBLICI
NO A PRIVATIZZAZIONI, A LICENZIAMENTI, AL TAGLIO DEI SALARI

Cottarelli ha chiarito ormai molto bene la ricetta per le società controllate/partecipate: privatizzazioni, fusioni, fino alla soppressione rapida di quelle inutili o non strettamente legate ad un interesse pubblico.
L’analisi dei dati forniti dalla stessa commissione fa giustizia di un’opinione che in questi anni ha fatto presa anche su tanti lavoratori: se la gestione pubblica non funziona meglio il privato.

Ma se su 7.065 aziende, 6.104 sono a capitale misto, vedono cioè la partecipazione dei privati nella stragrande maggioranza dei casi con quote superiori al 50%, questo discorso dimostra tutta la sua natura fasulla e ideologica.

Si dice che i circa 2 miliardi e 200 milioni di perdite all’anno non possono più pesare sul bilancio complessivo dello Stato, che le aziende pubbliche debbono produrre profitti, a lor signori non basta neppure il pareggio; ma non è per avere servizi sociali pubblici che paghiamo le tasse più alte della zona euro, oltre a tariffe salate che non sono certo diminuite dopo le privatizzazioni già effettuate?

Certo non siamo qui a difendere le gestioni che hanno portato allo sfascio molte di queste aziende, pesantemente condizionate da scelte politiche e interessi privati, da speculazioni, corruzione, clientelismo e interessi criminali, ma non possono essere certo i lavoratori e le lavoratrici a pagare per colpe non loro.

Eppure sembra essere questo l’approdo dei lavori della Commissione alla Spending Review: scartata l’ipotesi di assunzione negli Enti Pubblici, sottoposti anch’essi a pesanti tagli, la sola strada prevista è quella che porta direttamente a migliaia di licenziamenti. Infatti per queste aziende non c ‘è diritto alla cassa integrazione e, per molte di esse, il processo di privatizzazione si presenta arduo se prima non passano per pesanti e dolorose cura dimagrante: riduzione delle prestazioni ai cittadini e, soprattutto, riduzioni di personale e del costo del lavoro, cioè tagli ai salari per chi rimane.

Davvero vogliamo assistere a questo massacro senza reagire? Davvero vogliamo sottostare ai diktat europei che stanno portando il nostro paese ad un immiserimento mai conosciuto da quarant’anni a questa parte, in nome di feticci, i parametri contenuti nei trattati, che non hanno alcun fondamento reale?

 

Alziamo la testa, impediamo che tutti questo si realizzi.
Partecipiamo alla manifestazione contro la Spending Review con l’Unione Sindacale di Base.

14 marzo 2014
Manifestazione Nazionale contro la Spending Review
Roma ore 11.00 corteo da Piazzetta Vidoni a Montecitorio

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Settimana contro l’apartheid in Palestina

» Israeli Apartheid Week 2014 – Settimana contro l’Apartheid israeliana

Parte la decima Settimana contro l’Apartheid israeliana (IAW), una serie di iniziative che si svolgono in città e università di tutto il mondo per diffondere informazioni sulle politiche di apartheid di Israele nei confronti dei palestinesi e allargare il sostegno alla campagna BDS.

 

In Italia si terrà dal 10 al 16 marzo, con eventi in programma a Bologna, Cagliari, Roma, Trieste, Venezia e altre città italiane. Comunica altre iniziative a: bdsitalia@gmail.com

 

Vedi il sito internazionale per tutte le iniziative in programma.

 

» Concorso video parodie: “Fields of Tomorrow? Fields of Apartheid!”

BDS Italia lancia “Fields of Tomorrow? Fields of Apartheid!”, il concorso di video parodie per smascherare il vero volto di Israele a Expo 2015. Nel video di presentazione del proprio padiglione, Israele racconta di “120 anni (!) di ricerca” e le sue “innovazioni” nell’agricoltura.

 

L’ironia si è dimostrata un efficace mezzo per far conoscere il vero volto di Israele, quello di ulivi sradicati, spari sugli agricoltori a Gaza, confisca di terra e furto d’acqua.

 

Partecipa al concorso con un video parodia entro il 25 aprile. La votazione online sarà dal 26 al 30 aprile. Fai sapere del concorso ai videomaker che conosci.

**Attenzione! Il Ministero degli Esteri israeliano ha già fatto rimuovereil primo video parodia…che era arrivato da Gaza! Il concorso non si ferma! Mettiamo in campo la nostra creatività per sbugiardare le “eccellenze” di Israele!

 

»Cresce la protesta contro l’accordo ACEA-Mekorot. No ai ladri d’acqua in Palestina!

In pochi giorni raccolte oltre 4500 firme sulla petizione contro il vergognoso accordo tra l’ACEA, società di servizi controllata dal Comune di Roma presente in Lazio, Campania, Toscana e Umbria, e la MEKOROT, la società idrica nazionale di Israele che sottrae acqua ai palestinesi e ne nega il diritto all’accesso. L’appello è stato condiviso anche da oltre 50 organizzazioni tra cui la FIOM-CGIL, l’ARCI, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

 

Firma e fai firmarela petizione per interrompere l’accordo tra l’ACEA e la Mekorot. Per le adesioni collettive, scrivi a: fuorimekorotdallacea@gmail.com

 

Leggi il dossier sull’Apartheid dell’acqua nei Territori palestinesi occupati e la scheda sul ruolo della Mekorot. » Tutto sulla campagna No all’accordo Acea Mekorot

 

» Attenzione senza precedenti sul boicottaggio grazie a Scarlett Johansson

L’attriceScarlett Johansson si è dovuta dimettere da Ambasciatrice della ONG Oxfam International, dopo che si è fatta reclutare come Global Brand Ambassador di Sodastream, società israeliana complice dell’occupazione. Grazie alla Scarlett tutti i media internazionali (siamo sull’ordine di cento articoli) hanno dovuto anche riferire del BDS e alla vicenda è stata attribuito il crollo delle azioni della Sodastream. Ricordiamo quello che ognuno di noi può fare per boicottare Sodastream:

 

Hai scritto a Scarlett Johansson per chiederle di interrompere i suoi rapporti con Sodastream? 
Scarica lalettera in PDF e consegnala ai bar e ai ristoranti della tua zona per convincerli a non utilizzare i prodotti di Sodastream. Proponi di esporre gliadesivi della campagna.
Parla con il tuo comune per assicurare che nella “casa dell’acqua” non sia presente tecnologia Sodastream. Invia le tue segnalazioni a: stopsodastream@gmail.com
Firma lapetizione di BDS Firenze per chiedere a UniCoopFirenze di ritirare i gasatori Sodastream sia dai premi a punti per i soci sia dagli scaffali di vendita dei supermercati.
» Tutto sulla campagna Stop Sodastream

 

»Boicottaggio sportivo: Fuori l’apartheid israeliana dallaFIFA e dai Giochi Olimpici 2016

Il boicottaggio sportivo del Sudafrica ha contribuito a porre fine al regime di Apartheid, e può fare lo stesso nei confronti di Israele!

 

Una campagna internazionale chiede che la FIFA sospenda Israele dall’organizzazione mondiale del calcio finché non rispetti i diritti umani dei Palestinesi e le leggi internazionali.

Firma la petizione alla FIFA: Sospenda la Federcalcio israeliana

 

La campagna “Ponti e non muri” di Pax Christi ha lanciato un’altra petizione per chiedere al Comitato Olimpico Internazionale che Israele venga escluso dai Giochi Olimpici del 2016 a Rio de Janeiro ed anche dai successivi, fino a quando permarrà il regime di apartheid contro i palestinesi.

Firma la petizione per escludere Israele dai Giochi Olimpici

 

» Good News. Uno spettro si aggira sul mondo:  il BDS

Sono molti gli articoli sull’avanzata del BDS; la paura ormai comincia a prendere i dirigenti israeliani.  Tzipi Livni, ministro della Giustizia e capo negoziatore israeliano, pochi giorni fa ha avvisato la compagine di governo: “se il dialogo con i palestinesi fallirà, Israele sarà isolato dalla comunità internazionale e collasserà come il regime d’apartheid sudafricano”.

 

I significativi successi del BDS

 

Pomarance (PI): Odg in solidarietà al Popolo Palestinese e sostegno al BDS

 

La più grande banca della Danimarca inserisce nella blacklist la banca Hapoalim di Israele a causa del suo coinvolgimento nella costruzione degli insediamenti

 

Fondo pensione norvegese esclude due compagnie israeliane che traggono profitto dall’occupazione dopo che è stato dimostrato che mentivano sulle loro attività

 

Boicottare Israele, gli accademici Usa si uniscono alla lotta

 

The Economist: BDS sta acquistando peso

 

Il Ministro delle Finanze israeliano Lapid: il boicottaggio europeo costerebbe caro a Israele

 

Il boicottaggio contagia gli israeliani. Cresce il malcontento nei confronti della politica degli insediamenti.

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