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FISCO: USB, GRANDI EVASORI INDISTURBATI E LAVORATORI TARTASSATI. 24 OTTOBRE LAVORATORI FISCO IN SCIOPERO E IN PIAZZA

COMUNICATO STAMPA

 

Mentre il Governo Renzi spaccia per espansiva una manovra che ancora una volta blocca i contratti pubblici, taglia i servizi e, attraverso il taglio delle risorse alle Regioni, getta le basi per l’ennesimo aumento della tassazione locale, il provvedimento sul rientro dei capitali illegalmente esportati all’estero ha incassato il primo ok alla Camera.

Dagli ambienti governativi si affrettano a precisare che non si tratta di un condono, ma come definire un provvedimento che riduce sensibilmente le sanzioni e depenalizza reati gravi, come la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione e la dichiarazione fraudolenta – l’altra faccia del falso in bilancio?

 

Anche sul fronte dell’introduzione del tanto sbandierato reato di autoriciclaggio, la montagna partorisce il topolino. Nel testo uscito dalla Camera è non punibile chi destina il sommerso a “utilizzazione e godimento personale“, nel caso in cui non ci sia stato anche occultamento.

 

Tra condoni, norme ad hoc per salvare gli evasori e disinvestimento nel comparto delle Agenzie Fiscali, anche attraverso la chiusura di decine e decine di uffici finanziari, la politica fiscale del governo mostra il suo vero volto: lasciare indisturbati i grandi evasori e continuare a drenare risorse dai redditi di lavoro dipendente e dai pensionati, nei cui confronti la pressione fiscale Irpef ha raggiunto la cifra record dell’83%.

 

La necessità di potenziare il settore, investendo risorse sul personale per colpire finalmente la grande evasione, è al centro della piattaforma che i lavoratori del fisco porteranno all’interno dello sciopero generale, proclamato dall’ USB per venerdì 24 ottobre, e nelle piazze delle manifestazioni territoriali.

 

Uno sciopero costruito nel settore attraverso il confronto con i lavoratori, in un ciclo di assemblee  svolte in tanti uffici finanziari che si concluderà giovedì 23 ottobre, con due assemblee in luoghi simbolo dell’Agenzia delle Entrate: a Roma presso gli Uffici Centrali, dalle ore 10.00, e a Milano, presso la Direzione Regionale della Lombardia, dalle ore 11.00.

 

 

Roma, 22 ottobre 2014

 

 

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

Cell. 3474212769

web: http://ufficiostampa.usb.it/

e-mail: ufficiostampa@usb.it

 

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RICERCA: USB, 24 OTTOBRE SCIOPERO CONTRO GOVERNO RENZI CHE SACRIFICA QUELLA PUBBLICA

COMUNICATO STAMPA

 

“Per la ricerca pubblica la legge di stabilità prevede solo tagli – attacca Cristiano Fiorentini, dell’Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego – per regalare a Squinzi il sogno del taglio dell’IRAP  Renzi sacrifica uno dei settori strategici per il Paese”.

 

“Soppressione dell’INEA, ridimensionamento del CRA, taglio del fondo MIUR destinato agli Enti Pubblici di Ricerca; il pesante ridimensionamento dell’ISFOL contenuto nel Jobs Act – continua il dirigente sindacale – così il Governo sta realizzando il riassetto di fatto degli EPR, dopo aver annunciato una riforma che non si è mai vista”.

 

“Intanto il quadro del settore è drammatico – evidenzia Fiorentini – ISS e ENEA commissariati, ISPRA a rischio commissariamento, precari in mobilitazione dappertutto, dall’ISTAT all’ISS, passando per il CRA, l’INEA e l’INGV, dove i precari non vengono assunti pur avendo una norma ad hoc. Peraltro tutti gli enti stanno andando in sofferenza economica, in seguito ai tagli dei bilanci previsti dalla spending review che metteranno a rischio il lavoro di migliaia di precari”.

Conclude l’esponente dell’USB: “Stiamo organizzando le mobilitazioni in tutti gli enti e saremo in piazza per lo sciopero generale del 24 ottobre. È chiaro che per Renzi la Ricerca Pubblica va smantellata, ma deve essere altrettanto chiaro che noi non glielo permetteremo”.

 

 

Roma, 22 ottobre 2014

 

 

 

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

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comunicato sullo sciopero del 16 ottobre

Dal 16 ottobre un chiaro segnale di forza e di combattività operaia

Il 16 ottobre migliaia di operai della logistica organizzati nei sindacati Si Cobas e Adl Cobas hanno incrociato le braccia in tutta Italia dando vita a una grande giornata di lotta.

Da Torino a Milano, da Brescia a Piacenza, da Padova a Bologna fino a Roma e
Caserta la gran parte dei magazzini delle più importanti catene del settore logistica (TNT, Bartolini, DHL, GLS, SDA) sono stati bloccati dai picchetti operai cui hanno dato sostegno attivo le reti cittadine solidali con le lotte nella logistica e numerose realtà di movimento, tra cui quello per l’abitare, studenti e comitati di disoccupati e precari.

Lo sciopero della logistica, che aveva l’obiettivo immediato di rispondere al tentativo padronale di cancellare i risultati di anni di lotte attraverso un accordo siglato tra Fedit e Confetra da una parte e i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil dall’altra, ha nelle ultime settimane assunto sempre più un carattere generale e sociale contro le politiche di attacco al salario e di precarizzazione estrema portate avanti dal governo Renzi col Jobs act e col tentativo di cancellare definitivamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratoried è riuscito a saldarsi con le proteste studentesche, le lotte per il diritto all’abitare e contro grandi opere e nocività cui Renzi vuol dare nuova linfa attraverso il decreto “sblocca-Italia”.

In molte città, in particolare a Bologna e Roma, la lotta non si è fermata ai cancelli dei magazzini, ma è giunta fin nel cuore della metropoli dove disoccupati, precari, studenti e occupanti-casa hanno messo in atto svariate iniziative di lotta nelle stazioni ferroviarie, nelle scuole, nelle università o presso i palazzi del potere per ribadire con forza il no ai licenziamenti, alla precarietà a vita, alle controriforme dell’istruzione, alle speculazioni e alle politiche di devastazione ambientale e rivendicare il lavoro stabile e sicuro, il salario garantito e il diritto alla casa per i proletari.

In sostanza uno sciopero vero, che nel più totale silenzio dei mass media (compresi quelli della sempre più agonizzante sinistra “ufficiale”) ha colpito sul serio i padroni e i loro profitti segnando in ciò una netta linea di discontinuità non solo rispetto alle processioni rituali cui per anni ci ha abituato il sindacalismo confederale e collaborazionista, ma anche nei confronti del ritualismo scadenzista, tanto ambizioso nei proclami quanto inoffensivo per la controparte, che negli ultimi tempi ha caratterizzato gli “scioperi generali” indetti dalle sigle del sindacalismo di base.

I risultati dello sciopero hanno iniziato a divenire tangibili già nelle prime ore dei picchetti: Fedit e Confetra sono disposte a rimetter ein discussione l’accordo siglato con i confederali, mentre questi ultimi, come sempre, pressati dallo sciopero tentano di tenersi a galla dichiarando che alcuni passaggi dell’accordo andrebbero migliorati, mentre in TNT, dove per primo l’accordo è divenuto operativo, i padroni pare siano disposti a fare un passo indietro. Vedremo cosa c’è di vero in questi primi impegni in parola…

Una controprova dell’efficacia di questa giornata è data anche dal comportamento tenuto dalle forze dell’ordine al CAAT di Torino, dove gli uomini in divisa al servizio del sistema schiavistico delle cooperative pur di impedire i picchetti hanno in più occasioni caricato selvaggiamente i facchini del SI-Cobas e le realtà di movimento torinesi per poi tentare di scaricare sui manifestanti la responsabilità del decesso di un lavoratore, episodio che nulla aveva a che fare con i picchetti e che secondo gli stessi familiari si sarebbe forse potuto evitare se solo la questura avesse consentito alle ambulanze di intervenire con maggiore rapidità.

Sui nostri territori, pur non essendo in presenza di un forte movimento nella logistica, siamo intervenuti provando ad abbinare la lotta nelle cooperative con la caratterizzazione “sociale” dello sciopero: mentre alla Tnt di Teverola i picchetti sono iniziati già all’alba e i cancelli sono stati bloccati per oltre 7 ore, in zona flegrea il comitato dei disoccupati locale ha occupato Città della Scienza, simbolo a un tempo della retorica istituzionale del PD e dei suoi amici e principale avamposto delle manovre speculative in atto a Bagnoli da 20 anni e riprese di recente proprio grazie allo “Sblocca-Italia”; nelle stesse ore i movimento per il diritto all’abitare occupavano una biblioteca del centro storico per denunciare la totale assenza di politiche abitative per i meno abbienti; infine, a pomeriggio inoltrato i vari pezzi attivi in mattinata si sono ricomposti per andare ad occupare la sede regionale del PD, principale responsabile delle politiche di macelleria sociale a cui stiamo assistendo.

Il 16 ottobre ci ha dunque indicato la strada da seguire anche nelle prossime settimane: se l’attacco padronale e del governo è generalizzato e non risparmia nessuno, la nostra risposta deve per forza di cose essere a trecentosessanta gradi, quanto più unitaria ed efficace possibile.

La radicalità espressa nei due giorni immediatamente successivi al 16 ottobre nelle piazze di Torino e Bologna a margine, rispettivamente, del solito sciopero-sfilata-comizio della Fiom e dell’ennesima passerella mediatica del governatore della Banca d’Italia Visco sono solo due esempi di come sia possibile far saltare la strategia di Renzi, tesa a creare ad arte una presunta contrapposizione tra “garantiti” e “precari” usando la miseria dei secondi come alibi per colpire i primi e sbandierando il misero e illusorio contentino del “contratto a tutele crescenti” come esca per fermare e depotenziare la rabbia di una giovane generazione di proletari nata e cresciuta senza futuro e senza mai conoscere alcuna di quelle “garanzie” che i sindacati confederali hanno per anni contribuito a svuotare e distruggere e che ora dichiarano ipocritamente di voler difendere.

Nel settimo anno di una crisi di cui non solo non si vede la fine, ma che al contrario tende ad inasprirsi e ad abbattersi ogni giorno di più sulle vite dei proletari, diviene sempre più evidente che in mancanza di un percorso di lotta nazionale i milioni di disoccupati e di precari saranno condannati a un futuro di fame e di stenti.

D’altra parte, qualcosa inizia finalmente a muoversi anche all’interno delle fabbriche metalmeccaniche: le mobilitazioni in atto alla Titan di Crespellano e alla TRW di Livorno indicano una domanda di protagonismo e di lotta che, seppur configurata ancora in un ottica resistenziale e di mera difesa del posto di lavoro, può trovare nel movimento contro il Jobs Act il contesto utile per alla ripresa e allo sviluppo di una lotta a più ampio raggio e di respiro nazionale.

Vista in quest’ottica, la mobilitazione dei facchini della logistica è un esempio vincente prim’ancora che per gli obbiettivi concreti conseguiti, per il fatto di rappresentare in maniera tangibile il superamento definitivo della dicotomia “garantiti-precari” nell’attuale fase dello scontro di classe. Gli operai delle cooperative (non solo nella logistica) sono infatti il più delle volte formalmente “garantiti” da contratti a tempo indeterminato con tanto di orari e salario tabellare, ma nella sostanza sono sottoposti a ogni forma di ricatto, arbitrio e vessazioni fin quando non decidono di alzare la testa e, con la lotta e i picchetti, costringere i padroni a rispettare quanto previsto dal CCNL.

Quel che accade nella logistica non è tanto difforme da quanto ogni operaio (garantito o precario che sia) vive quotidianamente nella gran parte dei luoghi di lavoro: buste paga taroccate, contributi non versati, straordinari non retribuiti, ferie, maternità e malattie non concesse, soprusi e ricatti di ogni tipo da parte dei padroni e dei loro lacchè (spesso travestiti da “sindacalisti”), licenziamenti politici, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito…  D’altronde, di cos’altro ci parla il Piano-Marchionne e la disdetta unilaterale degli accordi da parte della Fiat con tanto di uscita da Confindustria? I padroni della più importante industria italiana per distruggere ogni diritto dei lavoratori, smantellare la democrazia sindacale e licenziare gli operai combattivi non hanno certo aspettato Renzi e le sue riforme… casomai è quest’ultimo che si propone di generalizzare e “legalizzare” ciò che i padroni hanno già imposto laddove gli è stato possibile.

Se tutto ciò è vero, allora il problema non è tanto quello di “chiedere” o invocare sulla carta,  quei diritti formali (ivi compresa la difesa dell’articolo 18) che i padroni calpestano ogni giorno prim’ancora che Renzi e il PD lo sanciscano in parlamento: il problema è invece quello di creare una forza d’urto e un immaginario capace di rovesciare i rapporti di forza e imporre ai padroni e al governo con la forza (l’unico linguaggio che conoscono) il rispetto dei diritti e la conquista del salario pieno per tutti i proletari.

Il merito storico del movimento dei facchini è quello di aver spazzato via un’idea di sindacato, quella dei Bonanni, delle Camusso e anche dei Landini, intesa come mera riduzione del danno fondata sul principio della “partecipazione del lavoratore alle perdite” (presunte) del padrone al fine di elemosinare in un futuro lontano qualche briciola dei profitti (reali).

I facchini della cooperative hanno invece indicato una strada concreta e alternativa alla rassegnazione e all’eterna spirale dei compromessi al ribasso, dimostrando che i tavoli di trattativa sono inutili se prima non si colpisce il padrone portandolo “a più miti consigli”, che è possibile lottare per il rispetto del CCNL senza dover necessariamente accettare casse integrazioni e contratti di solidarietà, e soprattutto che è possibile conquistarsi con la lotta la titolarità a trattare con la controparte nonostante le leggi antisciopero e le norme sindacali riservino questo “diritto” esclusivamente a Cgil-Cisl-Uil.

Certo, l’esempio dei facchini non è facilmente ne immediatamente esportabile in tutto l’universo del lavoro salariato: mentre il proletariato immigrato, dominante nella logistica al centro-nord, si tuffa nell’arena della lotta di classe con l’entusiasmo e l’abnegazione di chi sa di non avere niente da perdere e soprattutto non porta su di se il fardello di 30 anni di sconfitte e tradimenti, ancora forte è la sfiducia e lo scetticismo di una classe operaia “autoctona” che in gran parte permane in uno stato soporifero, imbrigliata dall’abbraccio mortale di Cgil-Cisl-Uil e delle tante sigle e siglettine che nella sostanza si comportano in maniera analoga in innumerevoli vertenze (un esempio su tutti: la condotta capitolarda di alcuni pseudo-sindacatini nella vertenza dell’Astir e delle partecipate della Regione Campania).

Una una reale ricomposizione di classe non è ancora dietro l’angolo, ma proprio per questo il SI-Cobas, i movimenti solidali e le forze sane del sindacalismo di classe hanno oggi il dovere di lavorare all’allargamento del fronte di classe a partire dall’importante esempio delle lotte nella logistica.

Lo sviluppo di collegamenti sempre più saldi tra il movimento dei facchini, gli operai combattivi, i movimenti di cassintegrati e licenziati, le realtà organizzate dei precari, dei disoccupati, le lotte per il diritto allo studio e all’abitare, per i servizi sociali e contro speculazioni e devastazione ambientale rappresenta per noi il principale obiettivo di fase, in mancanza del quale ogni “agenda di lotta” autunnale rischia di trasformarsi in un inutile elenco di scadenze frantumate e scollegate tra loro.

Ed è con questo obiettivo e questo spirito che saremo impegnati nella costruzione dei prossimi appuntamenti di lotta sul nostro territorio, dalla manifestazione del 7 novembre a Bagnoli contro il decreto “sblocca-Italia” in concomitanza con l’arrivo di Renzi, all’assemblea nazionale sui licenziamenti politici promossa dal Comitato Cassintegrati e licenziati Fiat di Pomigliano.

I diritti si conquistano con la lotta, non ai tavoli col governo e i padroni!

 

Per il ritiro dell’accordo-truffa Fedit-Confetra-Cgil-Cisl-Uil

Lavoro stabile e sicuro o salario garantito

Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti!

Per l’abolizione di tutte le figure lavorative precarie

Contro Renzi, il Jobs Act e lo “Sblocca-Italia”

 

Solo la lotta paga

                                                                                                                                                                                                                  Uniti si Vince

Rete campana di collegamento delle lotte proletarie

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TRASPORTO AEREO: IL LAVORO C’E’ MA SI CONTINUA A LICENZIARE. 24 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE

COMUNICATO STAMPA

 

TRASPORTO AEREO: IL LAVORO C’E’ MA SI CONTINUA A LICENZIARE

24 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE 24 ORE

 

Il 24 ottobre i lavoratori del trasporto aereo aderiscono allo sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato dall’Unione Sindacale di Base con la seguente modalità:

Lavoratori normalisti o non operativi – intero turno di lavoro;

Personale navigante, turnista e addetti settori operativi – dalle ore 00.00 alle ore 23.59 con il rispetto delle fasce di garanzia e dei voli garantiti.
In questi anni si è assistito al dissesto di aziende importanti del settore: vettori, handler, pulizie, catering. Tutti i lavoratori stanno subendo la stessa sorte, fatta di cassa integrazione, mobilità, precarietà, disoccupazione.

Alitalia Cai sta procedendo con la mobilità per centinaia esuberi; Meridiana ha presentato piani di licenziamenti coatti. Tra un anno esatto, i lavoratori oramai in mobilità dell’ex compagnia di bandiera Alitalia Lai e di Atitech, molti dei quali non raggiungeranno mai una pensione, perderanno ogni sostegno e saranno lasciati nel baratro della disoccupazione. Accadrà anche per Wind Jet, con i suoi 400 dipendenti in cassa integrazione. Blue Panorama è giunta al commissariamento, Livingstone ha chiuso.

Grandi aziende di handling, come la Sea, hanno subito ristrutturazioni pesantissime; la Groundcare, dopo aver affrontato il fallimento, ha avviato la vendita ma non ci sono prospettive chiare.
Questo è anche quanto sta accadendo in tante imprese minori.

Eppure in questo scenario prosegue l’espansione degli aeroporti, del traffico di passeggeri e merci e un generale incremento delle attività.

L’USB Trasporto Aereo il 24 ottobre sciopera contro la gestione approssimativa di crisi e fallimenti, che lasciano migliaia di lavoratori e le loro famiglie senza prospettive, e per un piano generale nel trasporto aereo, che sia in grado di creare occupazione in un settore dove il lavoro c’è e dove, al di là dei mille proclami, il Governo deve fattivamente impegnarsi per invertire la rotta.

 

Roma, 21 ottobre 2014

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

Cell. 3474212769

web: http://ufficiostampa.usb.it/

e-mail: ufficiostampa@usb.it

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La Rete dei Comunisti sostiene e partecipa allo sciopero del 24 ottobre

http://www.retedeicomunisti.org/index.php/politica/598-la-rete-dei-comunisti-sostiene-e-partecipa-allo-sciopero-del-24-ottobre

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COMMISSIONE DI GARANZIA DÀ PRIORITÀ A PASTASCIUTTA E CIOCCOLATA NEGATO DIRITTO DI SCIOPERO NEL TPL DI TORINO E PERUGIA

Ci sono Eurochocolate e Salone del Gusto: vietato scioperare! Questa, in sintesi, la prescrizione della Commissione di Garanzia e Sciopero che a Perugia e Torino blocca lo sciopero nel trasporto pubblico locale ricadente nella giornata di sciopero generale nazionale di 24 ore, indetto per il prossimo 24 ottobre da USB, Or.S.A. e Cib Unicobas contro il jobs act e le politiche sul lavoro del governo Renzi.

 

All’USB, che certo non disdegna pastasciutta e cioccolata, sfugge tuttavia la necessità di vietare lo sciopero ai lavoratori del Tpl per un solo giorno, quando le suddette manifestazioni durano rispettivamente 8 e 5 giorni e l’azione di sciopero prevede fasce orarie assicurate, dunque senza bloccare il trasporto pubblico neanche per l’intera giornata del 24 ottobre.

 

Già alcuni giorni addietro la Commissione di Garanzia aveva vietato lo sciopero il 24 ottobre nell’intero settore del trasporto aereo, perché, a suo dire, un sacrosanto sciopero in una piccolissima compagnia con soli 2 aerei e mezzo (il mezzo aereo era in affitto), collocato una settimana prima del 24 ottobre, era da considerarsi “di carattere nazionale” e pertanto faceva scattare la regola della “rarefazione oggettiva”, che prevede una distanza di dieci giorni tra due scioperi nazionali.

Secondo la Commissione, quello sciopero avrebbe impedito lo sciopero generale in un settore con decine di migliaia di lavoratori, con centinaia di aerei che volano ogni giorno e con migliaia di lavoratori che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro. Solo la chiusura di quella piccola compagnia, purtroppo avvenuta in questi giorni con altri 200 licenziamenti, ha permesso di scioperare il 24 ottobre in tutte le aziende del trasporto aereo.

 

La Commissione di Garanzia appare sempre più uno strumento antisciopero e non contempera, così come previsto dalla Legge, il diritto dell’utenza e l’esercizio del diritto di sciopero da parte dei lavoratori: ormai l’interesse prevalente da tutelare è quello delle aziende, in perfetta sintonia con le misure del governo Renzi contro le quali l’USB riafferma la necessità di scioperare e scendere in piazza il 24 ottobre.

 

Roma, 21 ottobre 2014

 

 

Ufficio Stampa USB

Rossella Lamina

Tel. 0654070479 – Fax 0654070448

Cell. 3474212769

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Botta e risposta Ministro – Campagna #StopTTIP

Pubblicato su Il Manifesto del 21 ottobre 2014

Lettera di Carlo Calenda, viceministro allo Sviluppo economico

Ho letto l’articolo di Monica Di Sisto relativo al ruolo del governo italiano nella negoziazione dell’accordo di libero scambio con gli Usa. Ritengo che sia dovere del governo confrontarsi con tutte le posizioni e dare risposte, nel merito, a tutti gli interlocutori anche quando gli argomenti utilizzati rappresentano una lettura chiaramente parziale e non oggettiva. Il governo ha preso il negoziato sul Ttip molto seriamente ed ha compiuto i seguenti passi:

–   abbiamo commissionato un’approfondita analisi di impatto del Ttip per quantificare rischi e opportunità per l’Italia.
–   abbiamo portato avanti con forza, in tutte le sedi, e ben prima che iniziasse il semestre di presidenza, una nostra proposta per la chiusura di un «interim agreement» che lasciasse da parte i capitoli del negoziato troppo controversi perché siano chiusi, proprio perché legati a differenti sensibilità culturali e sociali. Abbiamo anche tratteggiato i contenuti di questo possibile «interim agreement» che potrebbe riguardare tariffe, convergenza in 6 settori, energia, «public procurement» e riconoscimento, secondo il modello adottato nell’accordo Ceta raggiunto con il Canada, per le nostre IIGG.
–   sono sempre stato disponibile a incontrare e discutere con chi si oppone a questo negoziato (Di Sisto inclusa).
–   abbiamo ottenuto con grande fatica (perché occorre l’unanimità degli Stati membri) la de-secretazione delle direttive negoziali e l’impegno alla pubblicazione di un riassunto di ciascun round negoziale. Appare un po’ paradossale il fatto che chi fino a ieri chiedeva giustamente più trasparenza sul Ttip sostenga oggi che il mandato era già apparso su alcuni siti e dunque era inutile pubblicarlo. Non dovrebbe, infatti, sfuggire che la pubblicazione consente: a) un’ampia diffusione; b) una discussione aperta sui contenuti del negoziato fra istituzioni e cittadini. Ho il sospetto che la pubblicazione disturbi molto chi in questi mesi ha cercato di diffondere paure irrazionali sul Ttip per ricavare visibilità. Da una lettura attenta del mandato emerge chiaramente come esso escluda qualsiasi discussione su: servizi pubblici, interferenza su politiche pubbliche, cambiamento nell’approccio fino ad oggi seguito sugli Ogm, cultura. Dal mandato risulta inoltre chiaro come obiettivo del negoziato sia un generale aumento degli standard sociali e ambientali. Nell’evento pubblico di martedì ho puntualmente elencato le pagine che si riferiscono a questi contenuti.

Ho trovato francamente offensivo il fatto che la Di Sisto abbia ridotto il mio intervento di martedì a una battuta iniziale, peraltro in favore del riconoscimento delle nostre indicazioni geografiche. Nel mio discorso ho cercato di inquadrare il Ttip nel contesto della globalizzazione, poggiando il più possibile le mie argomentazioni su cifre e fatti e cercando di fare luce anche sugli «angoli bui» di un processo che mantiene però a mio avviso una complessiva spinta positiva.

La trasparenza, tanto invocata dagli oppositori del Ttip, non è una strada a senso unico, e distorcere o peggio ridicolizzare le argomentazioni di chi ha opinioni diverse dalle proprie, equivale a inquinare volutamente un dibattito che, almeno a parole, tutti vorrebbero franco, aperto e oggettivo. Cordiali saluti

Carlo Calenda, viceministro per lo Sviluppo Economico


La replica di Monica Di Sisto – Campagna #Stop TTIP Italia

Gentile vice ministro, Sulla mia ironia, lo stesso premier Renzi, intervenendo dopo di lei al seminario in questione l’aveva avvertita: la gente quando sente i politici parlare di mangiare la prende male. È così: troppo seri i possibili impatti del Ttip sulla nostra agricoltura, tra le poche riserve di Pil nazionale, per poterlo affidare al successo di una cena sociale. La Commissione Ue, in una recente ricerca sul Ttip, stima che le esportazioni agroalimentari degli Usa verso l’Europa col Ttip aumenterebbero circa del doppio rispetto a quelle europee verso gli States, e che l’Italia registrerebbe entro il 2025 una diminuzione di valore aggiunto nel settore agricolo (-0,4), con punte da –3,9% nelle fibre, –2,4% nei cereali e –2,2% in frutta e vegetali. Nel merito:

-   allo studio commissionato dal governo – e ai magri ricavi previsti anche nel caso di uno scenario di massima liberalizzazione — ci siamo già dedicati in un analogo speciale ospitato dal manifesto (24 gennaio 2014). Tornarci su mi sembrava infierire.
–  Tralasciare il fatto che gli Usa abbiano sempre seccamente rifiutato la possibilità di ipotizzare un accordo «alleggerito», sembra voler ritagliare a tutti i costi per l’Italia un ruolo decisivo nella trattativa che non sembra abbiamo mai giocato.
–  Lei si era impegnato a riconvocare regolarmente il Tavolo di dialogo del suo dicastero con la società civile (imprese comprese) sui negoziati commerciali e siamo in ritardo di ben tre mesi dalla scadenza da lei annunciata, nonostante la presidenza italiana dell’Ue ne avrebbe reso più rilevante la calendarizzazione.
–   Sulla pubblicazione del Mandato, è la stampa specializzata, come l’autorevole «Inside trade», ad averla liquidata in poche righe come di pubblico dominio, e non esprimendo di fatto che semplici orientamenti. Prova ne è il fatto che nei veri testi negoziali — pubblicati successivamente anche dalla Campagna Stop Ttip Italia, cui aderiscono oltre 100 associazioni, sindacati, reti agricole e di consumatori – si capisce, ad esempio, che l’armonizzazione delle misure di sicurezza alimentare tra Usa e Ue porterebbe, in realtà, ad un abbattimento dei livelli attuali di controlli Ue (analisi fatta dall’Istituto Usa Iatp); che i servizi pubblici sono sul tavolo (analisi del sindacato europeo di settore Epsu), e che molte materie controverse – dagli Ogm ai contratti di lavoro, dall’ambiente alla sicurezza dei prodotti, alla chimica tossica, veri oggetti del trattato anche secondo l’intervento del presidente di Confindustria Squinzi — non verrebbero affrontate o escluse dai negoziati in corso, a cose fatte, in via tecnica, non democratica, più discreta, dal Meccanismo di Cooperazione regolatoria tra Usa e Ue che verrà creato dal Ttip, fuori dal raggio d’azione del mandato.

Gentile Viceministro, consideri con cura gli impatti negativi del Ttip su un Paese già tanto in crisi come il nostro: l’ultima ricerca disponibile, pubblicata appena ieri dall’autorevole Tufts University, variando il modo di calcolare costi e ricavi prevede con il Ttip una perdita 600.000 posti di lavoro, e un calo di reddito procapite tra i 165 e gli oltre 5mila euro in tutta Europa: non dovremmo preoccuparci di questo? Cordialmente.

Monica Di Sisto, Fairwatch/Campagna Stop TTIP Italia

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Save Kobane. Appello per manifestazione globale diffusa il 1 novembre 2014

Save Kobane.
Appello per realizzare il 1 novembre 2014 
una manifestazione globale diffusa contro ISIS, per Kobane, per l’Umanità.
 
Cari e care,
 
sta circolando in queste ore in tutto il mondo un appello, che chiede a tutti e tutte di mobilitarsi il 1 novembre contro ISIS, per Kobane, per l’umanità.
 
Qui trovate l’appello, primi firmatari Chomski, Perez Esquivel, Desmond Tutu e molti molti altri che via via si stanno aggiungendo.
 
L’appello può essere sottoscritto inviando una mail a info.uikionlus@gmail.com
 
La preparazione della giornata mondiale è coordinata dai compagni e dalle compagne kurde con le loro associazioni in tutta Europa.
 
La richiesta è di mobilitarsi davvero il 1 Novembre, con manifestazioni laddove possibile, o con iniziative pubbliche di qualsiasi genere (flash mob, sit in e altro).
 
A Roma l’appuntamento è alle 16.00 presso la facoltà di Lettere e Filosofia alla Sapienza. Gli altri appuntamenti in altre città stanno per essere comunicati.
Alla stessa mail delle adesioni bisogna mandare le notizie in merito alle manifestazioni.
 
C’è una pagina Facebook sull’evento:
 
L’elenco completo delle firme finora arrivate è consultabile a questo link
Qui sotto il testo dell’appello. Non lasciamoli soli!
 
Cari saluti raffaella bolini

Data della Manifestazione Globale: 1 novembre 2014, ore 14.00

ISIS ha lanciato una pesante campagna militare su più fronti contro la regione kurda di Kobanê nel nord della Siria. Questo è il terzo violento attacco a Kobanê dal marzo 2014. Dato che ISIS non ha avuto successo nelle due precedenti occasioni, sta attaccando con forze maggiori e vuole prendere Kobanê.

Nel gennaio di quest’anno, i kurdi del Kurdistan occidentale (Rojava) hanno costituito amministrazioni locali sotto forma di tre cantoni. Uno dei tre cantoni creati è Kobanê. Il confine turco è al nord di Kobanê e tutti gli altri lati sono circondati da territori controllati da ISIS. ISIS si è avvicinato ai confini di Kobanê usando armi pesanti di fabbricazione USA. Centinaia di migliaia di civili sono minacciati dal più brutale genocidio della storia moderna. La popolazione di Kobanê sta cercando di resistere usando armi leggere contro i più brutali attacchi dei terroristi di ISIS, assistita solo dalle Unità di Difesa del Popolo nel Kurdistan occidentale YPG e YPJ, ma senza alcun aiuto internazionale.

Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità è vitale. 

La cosiddetta coalizione internazionale per combattere ISIS non ha aiutato la resistenza kurda in modo efficace nonostante stia assistendo al genocidio in atto contro Kobanê. Non hanno adempiuto ai loro effettivi obblighi di legalità internazionale. Alcuni paesi nella coalizione, in particolare la Turchia, sono tra i sostenitori finanziari e militari dei terroristi di ISIS in Iraq e Siria.

Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità è vitale. 

Se il mondo vuole la democrazia in Medio Oriente deve sostenere la resistenza kurda a Kobanê. L’autonomia democratica nel Rojava promette un futuro libero per tutti i popoli in Siria. A questo proposito il “Modello Rojava” – la posizione laica, non settaria, democratica nel Rojava è il modello che pratica l’unità nella diversità.

Agisci Ora

È ora di dare agli attori globali la ragione di ricredersi.

Invitiamo le persone in tutto il mondo a mostrare la loro solidarietà con Kobanê. Scendete in piazza e manifestate, dovunque viviate.

Vi chiediamo di unirvi alla Manifestazione Globale per Kobanê.

Sostenete la resistenza contro ISIS – per Kobanê – per l’Umanità!

Agite ora!

Primi Firmatari: 

Prof Noam CHOMSKY-US; Adolfo Perez ESQUIVEL, Nobel Peace Prize Laureate 1980-Argentina; Archbishop Emeritus Desmond TUTU, Nobel Peace Prize Laureate, South Africa; Hugo BLANCO, leader of the CCP (Campesino Confederation of Peru)-Peru;

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ATTIVISMO e ARTE a BIL’IN, PALESTINA, con HECTOR ARISTIZABAL – 28 OTTOBRE ROMA

Assopace Palestina, TheAlbero, ImaginAction

Incontro sull’esperienza di Attivismo e Arte a Bil’in, Palestina

con Hector Aristizabal (ImaginAction)

Il Comitato di Lotta Popolare di Bil’in ha invitato un gruppo di artisti internazionali 

per dare nuovi strumenti alla resistenza nonviolenta:

teatro forum, burattini giganti e murales. 

Hector racconta l’esperienza con video, immagini e tecniche di teatro dell’oppresso.

Martedi’ 28 ottobre 2014, ore 18

Communia, Via dello Scalo San Lorenzo 33, Roma

Bil’in e’ uno dei molti villaggi palestinesi impegnato in una continua resistenza nonviolenta contro la politica di Israele del colonialismo dei settlers e dell’occupazione militare. Negli ultimi dieci anni, Israele ha confiscato quasi il 60% della terra del villaggio e l’ha usata per costruirci le colonie e il muro dell’apartheid. Con le loro lotte anche “legali” hanno riottenuto una parte della terra confiscata. Ogni settimana le attiviste e gli attivisti palestinesi organizzano delle manifestazioni nonviolente e creative contro queste attivita’ illegali con il sostegno degli internazionali e degli israeliani contro l’occupazione.

Il Comitato di Lotta Popolare di Bil’in ha invitato ImaginAction a co-facilitare un programma culturale per due settimane nel mese di ottobre (9-22 ottobre). Il programma prevede un laboratorio di burattini giganti che saranno usati per le manifestazioni contro il muro, la creazione di murales che raccontano la storia della lotta nonviolenta del villaggio, un laboratorio intensivo di teatro forum con relativa performance a Bil’in e nei villaggi vicini (Nil’in, Nabi Saleh and Budrus) e il coinvolgimento nella raccolta delle olive, un’azione che rappresenta essa stessa una forma di resistenza.

Hector Aristizabal, fondatore di ImaginAction, ha condotto il laboratorio intensivo di teatro forum. Hector e’ un artista e psicoterapeuta. Hector, nato e cresciuto in Colombia, venne arrestato nella sua casa all’età di 22 anni, portato in isolamento e torturato. Da allora, ha dedicato la sua vita per trovare “la salvezza accanto alla ferita”, come recita il titolo della sua biografia pubblicata negli Stati Uniti. Il suo strumento è stato il teatro dell’oppresso, il metodo elaborato da Augusto Boal in Brasile e poi diffuso in tutto il mondo come tecnica di trasformazione creativa dei conflitti. “Tutte le ferite del mio passato mi hanno portato al mio lavoro”, scrive Aristizábal. Un lavoro che lo ha condotto nelle scuole come nelle carceri, a contatto con le vittime della tortura e quelle della discriminazione sessuale, con attivisti politici, operatori sociali, migranti, emarginati sociali.

Info: thealbero7@gmail.com

FLYER ALLEGATO


Ilaria Olimpico

 
Luisa Morgantini

 

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SBLOCCA ITALIA: Dopo il presidio a Montecitorio, continua l’opposizione al decreto

Dopo i due giorni di presidio che il 15 e 16 ottobre hanno visto avvicendarsi sotto Montecitorio comitati territoriali, associazioni, organizzazioni ecologiste, reti nazionali al lavoro su estrazione petrolifere, infrastrutture energetiche, grandi opere, acqua e servizi pubblici locali, gestione dei rifiuti, bonifiche, salute e ambiente, continua l’opposizione al decreto.
 
Nei prossimi giorni mobilitazioni e azioni di protesta e pressione politica saranno promossi in tutta Italia dalle tante realtà territoriali e dai molti enti locali che hanno sollevato forti critiche all’impianto stesso del provvedimento, un provvedimento che si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione di un piano complessivo di privatizzazione, aggressione ai diritti e ai beni comuni, messa a profitto dei territori, in un quadro generale di deregolamentazione che renderebbe possibile derogare alle normative ambientali e a quelle  sugli appalti, attraverso la generalizzazione dello strumento del commissariamento, aumentando in maniera esponenziale il rischio di corruzione come denunciato da Bankitalia.
Ieri dopo il presidio a Montecitorio un blitz dei movimenti alla sede romana del colosso delle costruzioni Impregilo-Salini, tra le imprese che trarranno profitti e benefici dalle norme contenute nel decreto.
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Blitz dei movimenti alla Impregilo: chi ci guadagna con …

Nell’ambito delle mobilitazioni contro la conversione in legge del devastan…
Anteprima per Yahoo
Il prossimo appuntamento in programma, il 7 novembre a Bagnoli, dove il decreto intende sperimentare la discutibile gestione commissariale della Bonifica del polo siderurgico dismesso. Nei prossimi giorni i dettagli dell’appuntamento.
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